Manchette Tippi

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Il giornalista Nicola Rinaudo condannato per diffamazione nei confronti dell'on. Fazio.

Fazio

Il giornalista trapanese Nicola Rinaudo, direttore del periodico Extra, è stato giudicato colpevole e condannato per diffamazione nei confronti del deputato regionale Girolamo Fazio.

È scritto in sentenza che «il Rinaudo diffondeva una notizia falsa, poiché nella realtà il Fazio non è risultato essere assegnatario o far solo uso di auto blu».

Il giudice Alessandra Camassa, in composizione monocratica, ha condannato Rinaudo ad un anno di reclusione, 300 euro di multa, al risarcimento di 5000 euro nei confronti di Fazio, ed al pagamento delle spese processuali ammontanti a 1500 euro oltre accessori.

La pena è stata sospesa subordinandola al pagamento, entro sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, della somma sopra indicata di risarcimento di cinquemila euro nei confronti dell'on. Fazio.

Il processo prese le mosse da una querela del deputato trapanese per un articolo firmato da Rinaudo nel quale si affermava che Girolamo Fazio, nella sua qualità di deputato, aveva abusato dell'auto blu. Rinaudo nell'ambito di un articolo sulla promozione del Trapani Calcio in serie B scrisse testualmente che «...l'on. Fazio... gironzola – a spese dei cittadini contribuenti – a bordo di un'auto blu assegnatagli dalla Regione Siciliana».

«Giudizio negativo questo – scrive il giudice Camassa nelle motivazioni della sentenza – amplificato dall'affermazione e dai toni forti utilizzati da Rinaudo nella proposizione immediatamente successiva allorché scriveva: “Serie B! Per tutti quei mascalzoni e farabutti che continuano a saccheggiare impunemente, in ogni senso, questo capoluogo».

Il processo ha accertato una verità dei fatti del tutto contraria a quanto affermato da Rinaudo: la Regione Siciliana non ha mai assegnato alcuna auto di servizio all'on. Fazio, né per le sue funzioni di semplice deputato, né per le sue funzioni di componente la commissione regionale antimafia.

Rispetto alle affermazioni non vere del giornalista il giudice scrive che non «...potrebbe evocarsi nel caso di specie il diritto di critica che, come è noto, trova il suo limite nel requisito della verità del fatto storico ove tale fatto sia a fondamento della critica. Infatti nel caso in esame è risultato che il giornalista utilizzò quella frase senza operare un sia pur minimo accertamento diretto ad assicurarsi la veridicità del fatto...». Insomma, per il giudice Rinaudo avrebbe saltato un passaggio fondamentale della professione del giornalista: la verifica e la veridicità delle fonti.

Comunicato stampa

15/01/2016

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