Albert Kabongo: dalla terra del Congo al cuore di Marsala, la storia di un uomo che si è fatto da sé

Redazione Prima Pagina Marsala

Il cammino di Albert Kabongo inizia molto lontano dalla Sicilia, in un piccolo villaggio della Repubblica Democratica del Congo chiamato Miabi, fatto di case di fango e tetti di paglia. È la storia di un ragazzo che a soli 15 anni ha dovuto lasciare i genitori per inseguire l'istruzione in città e che, a poco più di 18, ha attraversato il mare per approdare in Italia, portando con sé solo determinazione e una profonda eredità morale.

La storia di Albert non è solo quella di un migrante in cerca di fortuna, ma quella di un uomo che appartiene a una famiglia profondamente impegnata nei diritti civili. Il fratello maggiore, Jean Kabongo, è stato un sindaco stimato in Congo, ucciso lo scorso anno dalla malavita per la sua lotta instancabile contro le disuguaglianze e per i diritti degli ultimi. Questo tragico evento segna profondamente Albert, che però trasforma il dolore in motivazione: la politica, per lui, non è un mestiere ma un servizio, un dovere verso la comunità che lo ha accolto.

Arrivato in Italia circa 18 anni fa, insieme al fratello don Daniele (sacerdote in Abruzzo) e un gruppo di suoi amici tra cui anche l'imprenditore Michele Tigri, grazie proprio al legame con l'imprenditore e al supporto del fratello, Albert sceglie Mazara del Vallo e successivamente Marsala come sua nuova casa. Inizia lavorando sodo, dove si fa subito apprezzare per la sua intelligenza e la sua bella testa.

Da operaio volenteroso, Albert spicca il volo: studia, approfondisce e diventa un mediatore culturale esperto, trasformando la sua esperienza vissuta in una professione al servizio degli altri. La sua determinazione è tale che, nonostante le difficoltà burocratiche e i pregiudizi, riesce persino a coronare il sogno di acquistare la sua prima casa e avviare attività imprenditoriali insieme alla moglie, ricercatrice universitaria e suo fondamentale pilastro.

Oggi, Albert Kabongo ha deciso di metterci la faccia candidandosi al Consiglio Comunale di Marsala a sostegno di Andreana Patti. Una scelta incoraggiata da amici fraterni come l'imprenditore Gaetano Lamia e l'assessore Gianfranco Casale, che vedono in lui non "il migrante", ma il cittadino esemplare che ha dimostrato con i fatti cosa significhi integrazione.

Accanto a figure di spicco come Salvatore Inguì di Libera, Albert racconta una storia virtuosa che sfida i pregiudizi. Ha subito il razzismo, gli insulti e le diffidenze, ma ha saputo rispondere con il sorriso e con la forza di chi ha le "spalle larghe". La sua candidatura è un manifesto: l’immigrazione può e deve essere valore, cultura e forza lavoro onesta.

Nelle sue riflessioni, Kabongo non dimentica mai il paradosso della sua terra d'origine: un Congo ricchissimo di materie prime necessarie alla tecnologia globale, ma abitato da una popolazione tra le più povere al mondo. Albert sottolinea con fermezza che l'integrazione non si fa solo con le parole, ma con la conoscenza: "Aiutarli a casa loro" per lui significa smettere di depredare le risorse africane e iniziare a costruire infrastrutture e università che permettano ai giovani di scegliere se restare o partire.

Il successo di Albert è indissolubilmente legato alla sua famiglia a Marsala. Sua moglie, ricercatrice all'Università di Palermo, rappresenta per lui uno stimolo costante verso l'eccellenza e il superamento dei propri limiti. Insieme hanno affrontato le sfide del progetto "Resto al Sud", dimostrando che con la competenza tecnica e duro lavoro si possono vincere anche le resistenze della burocrazia più ostile.

Il suo impegno oggi è rivolto soprattutto ai bambini, ai cittadini di domani, affinché non debbano mai subire gli episodi di razzismo che lui ha saputo schivare grazie agli "anticorpi" costruiti in anni di volontariato e vita comunitaria tra gli scout e le associazioni locali. Albert Kabongo si presenta dunque non come un'eccezione, ma come la prova vivente che un'integrazione sana e produttiva è l'unica strada percorribile per una società che voglia definirsi davvero civile e cosmopolita.

"La mia terra è il luogo dove poggio i miei piedi", è il motto che ha guidato l'incontro a cui hanno partecipato numerosi amici e sostenitori. Albert Kabongo incarna perfettamente questo spirito. È un uomo che si è fatto da solo, mattone dopo mattone, studio dopo studio, senza mai dimenticare le proprie radici ma con lo sguardo rivolto al futuro dei suoi figli e della città che lo ha adottato.

La sua non è solo una corsa elettorale, ma il racconto di un successo umano che onora Marsala e la Sicilia intera, terra che da secoli sa fare dell'accoglienza la sua più grande ricchezza.

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