Badia Grande, a Marsala migranti in prima linea nell'urlo di condanna alle guerre
Niente guerre, niente violenze, niente oppressioni. Il messaggio è chiaro e arriva dritto dal cuore della città. A lanciarlo, sabato mattina, sono state alcune centinaia di persone che hanno trasformato il centro storico di Marsala in un corteo multietnico, colorato e silenziosamente urlante. Non una manifestazione qualunque, ma una marcia promossa dalla Cooperativa Sociale Badia Grande, capace di ricucire storie e vite diverse. Il corteo era un mosaico umano: ogni tassello portava il proprio vissuto, ma tutti uniti dal coraggio e dalla determinazione di costruire una società che metta al bando la guerra.
A rendere autentica l’atmosfera sono stati soprattutto gli uomini, le donne e le famiglie del SAI Marsala che hanno camminato spalla a spalla con i ragazzi dei centri MSNA FAMI Welcome 24, entrambi Progetti gestiti dalla Cooperativa Sociale Badia Grande. Al loro fianco, i minori del progetto FAMI 29 ITER (Cooperativa Liberi d’intrecciare) e i beneficiari della Sanitaria Delfino. Insieme a loro, senza pregiudizio, una rete solidale ormai storica a Marsala: Libera, Africa Solidale, Amici del Terzo Mondo, Arca, UDI, Archè, Il Rumore delle idee e l’Anpi. Tutti in strada, a dimostrare che la pace non è un’idea astratta, ma un gesto concreto, giorno per giorno.
A reggere la complessa macchina organizzativa tre donne della Cooperativa Sociale Badia Grande: Greta Margagliotti (Coordinatrice dei Progetti SAI), Francesca Strippoli (Responsabile dei centri MSNA FAMI Welcome 24) e Anna Maria Ruggirello (Coordinatrice del SAI Marsala). Con il loro lavoro quotidiano, queste tre donne hanno anteposto la dignità umana a ogni ragione burocratica, dimostrando che l'accoglienza vera si costruisce giorno per giorno, non con moduli e protocolli.
L’appuntamento, inizialmente previsto per il 28 marzo e rinviato per maltempo, è confluito simbolicamente in due eventi nazionali: il "No King" e le "10,100,100 piazze di donne per la pace" promosse dall’Udi. Il corteo compatto è partito sabato 18 aprile da Piazza della Vittoria con in testa il sindaco Massimo Grillo, che ha scelto di non parlare per evitare strumentalizzazioni in piena campagna elettorale. L’arrivo in Piazza della Repubblica è stato il momento più alto. Qui, tra ramoscelli d’ulivo e fiori di carta che raccontavano una comunità capace di accogliere, l’arciprete Don Marco Renda ha officiato la Preghiera della Pace. Nessuna retorica, solo megafono e testimonianze vere: parole che vibravano di emozioni, non slogan a vuoto.
A parte gli enti e le associazioni del terzo settore, i veri protagonisti sono stati i migranti: non solo per i cartelloni colorati che sventolavano, ma soprattutto per l'appello alla pace lanciato al megafono, perché chi la guerra l'ha vissuta sulla propria pelle sa restituirle parole che nessun manifesto potrebbe mai urlare. Per un giorno, Marsala ha smesso di guardare lontano, come si fa con le guerre che sembrano non toccarci. Ha mostrato il volto migliore di sé: una città che accoglie senza paure, che cammina senza chiedere il passaporto a chi le sta accanto, che non resta a guardare davanti alle ingiustizie del mondo. E in quel corteo, tra ramoscelli d'ulivo e voci di chi la fuga l'ha conosciuta, ha piantato un seme. Piccolo, ma vero.