Diga Trinità e Fiume Belice, lo "schiaffo" dell'acqua in mare: agricoltori in rivolta

Redazione Prima Pagina Marsala

Mentre la Sicilia occidentale e centrale conta i millimetri di pioggia di un gennaio generoso ma non risolutivo, nell’area belicina la pioggia non porta sollievo, ma rabbia. Il paradosso è visibile a occhio nudo: oltre mille litri al secondo del fiume Belice scorrono indisturbati verso il mare, mentre gli invasi strategici vengono svuotati o restano drammaticamente al di sotto dei livelli di guardia. La scena che gli agricoltori di Sambuca, Menfi, Santa Margherita e Sciacca definiscono insostenibile è un gioco a somma zero, poiché il Lago Arancio viene progressivamente svuotato per trasferire risorse alla Diga Garcia nel tentativo di tamponare l'emergenza idrica della provincia di Trapani.

Tuttavia, questo travaso avviene senza che venga ripristinato il sistema di recupero naturale, ovvero l’impianto di sollevamento dal fiume Belice. Un tempo fiore all’occhiello della gestione idrica locale, l’impianto è oggi un rudere industriale, messo fuori uso anni fa da atti vandalici e mai ripristinato. Se funzionasse, permetterebbe di convogliare nel Lago Arancio proprio quell'acqua che oggi finisce inutilizzata nel Mediterraneo, creando una riserva vitale per i vigneti e gli uliveti del comprensorio. La miopia gestionale non sembra essere un caso isolato, poiché spostandosi verso Castelvetrano la situazione della Diga Trinità specchia fedelmente il dramma del Belice. Qui il paradosso è, se possibile, ancora più beffardo: a causa di problemi strutturali alle paratie e della mancata collaudazione per la massima capacità, le autorità sono spesso costrette a effettuare sversamenti controllati non appena il livello sale oltre una soglia di sicurezza estremamente bassa.

Le organizzazioni di categoria lamentano che si tratti di una guerra tra territori e tra burocrazie, denunciando come, mentre a Palermo si discute di cabine di regia, nelle campagne di Partanna e Castelvetrano l'acqua che servirebbe a salvare l’estate venga buttata via per decreto. Le promesse si rincorrono da quasi due anni, dato che nel maggio 2024 il Governo Regionale aveva annunciato uno studio di progettazione affidato al Consorzio di Bonifica Agrigento 3. Da allora, il fascicolo sembra essere rimasto sepolto nei cassetti dell'Assessorato all'Agricoltura, nonostante le interrogazioni parlamentari all’ARS portate avanti con insistenza dal deputato Michele Catanzaro e i passaggi di testimone tra gli assessori Barbagallo e Sammartino.

L’agricoltura del Belice non è solo un settore economico, ma rappresenta il collante sociale di un intero territorio. La prospettiva di affrontare la stagione irrigua con bacini semivuoti e impianti fuori uso sta spingendo gli agricoltori verso forme di protesta più radicali. Le criticità si accumulano tra lo spreco idrico di oltre mille litri al secondo persi in mare, stazioni di pompaggio distrutte dai vandali, i limiti strutturali della Diga Trinità e una burocrazia che appare immobile dal maggio 2024. La richiesta è una sola, ovvero un intervento d'urgenza prima che l'aridità dell'estate trasformi questa amarezza profonda in un disastro economico senza ritorno per le migliaia di famiglie che vivono di terra.