È morto Nitto Santapaola, addio all'ultimo padrino di Catania

Redazione Prima Pagina Marsala

Si chiude definitivamente un’era per Cosa Nostra. Benedetto Santapaola, per tutti "Nitto", si è spento all’età di 87 anni presso il reparto carcerario dell’ospedale San Paolo di Milano. Il boss, che era detenuto in regime di 41 bis nel penitenziario di Opera, era stato ricoverato lo scorso 25 febbraio a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute. La Procura di Milano ha già disposto l’autopsia per accertare le cause naturali del decesso, ponendo la parola fine alla parabola biologica di uno dei volti più potenti e feroci della mafia siciliana.

Nato a Catania nel 1938, Santapaola ha rappresentato per decenni il braccio armato e la mente strategica della criminalità organizzata all'ombra dell'Etna. La sua ascesa criminale è stata caratterizzata da una duplice anima: quella del "boss gentiluomo", capace di tessere relazioni con l'imprenditoria e la politica locale, e quella del killer spietato, fedele alleato dei corleonesi di Totò Riina. Questa connessione con l'ala stragista lo portò a sedere al tavolo delle decisioni più drammatiche della storia d'Italia, rendendolo corresponsabile delle stragi di Capaci e via D’Amelio.

La sua lunga latitanza, durata ben undici anni, terminò all'alba del 18 maggio 1993. Le forze dell'ordine lo scovarono in un modesto casolare nelle campagne di Mazzarrone, mettendo fine a una fuga che sembrava inattaccabile. Da quel momento, Santapaola non ha più lasciato il carcere duro, collezionando una serie infinita di ergastoli. Tra le condanne più pesanti, oltre a quelle per gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino, spicca quella per l'omicidio del giornalista Pippo Fava e del commissario Giovanni Lizzio, simboli di una resistenza civile e istituzionale che il boss cercò invano di soffocare.

Con la sua scomparsa scompare l'ultimo grande patriarca della vecchia guardia mafiosa, un uomo che ha trasformato Catania in una roccaforte del crimine organizzato, legando indissolubilmente il suo nome a una delle stagioni più buie della Repubblica.