Ferragosto nel trapanese: tra ordinanze calpestate e spiagge ridotte a discariche a cielo aperto
I divieti dei sindaci di Marsala e Petrosino sono rimasti inascoltati: campeggi abusivi, tende, falò e una quantità indicibile di rifiuti lasciati ovunque tra l'indifferenza generale
Le spiagge di Marsala e Petrosino, in generale nel trapanese e un po' ovunque, si sono risvegliate devastate all'indomani di Ferragosto, trasformandosi nel simbolo di un'ordinaria anarchia che calpesta ogni regola di convivenza civile e tutela ambientale. Nonostante i provvedimenti sindacali emessi nei giorni scorsi per vietare esplicitamente tende, accampamenti, fuochi e falò sul litorale, migliaia di bagnanti e frequentatori della notte hanno completamente ignorato le disposizioni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: arenili invasi da tende montate ovunque e una quantità indicibile di rifiuti di ogni genere abbandonati sulla sabbia.
Il focus della questione, tuttavia, va ben oltre l'inciviltà di chi ha sporcato. La vera sconfitta risiede nell'inutilità di provvedimenti amministrativi che rimangono meri pezzi di carta se non vengono supportati da un'azione concreta sul campo. Emanare ordinanze restrittive senza predisporre un piano di controlli capillari e senza garantire una presenza costante delle forze dell'ordine a pattugliare le spiagge significa delegittimare l'autorità stessa delle istituzioni. Se a una regola violata non corrisponde alcuna sanzione immediata, il divieto perde ogni efficacia deterrente, lasciando i litorali in balia dell'impunità e della totale assenza di vigilanza.