Leo Gullotta a 80 anni: il viaggio di una vita iniziato a Catania
Accanto a Fabio Grosso, compagno nell’arte e nella vita, Leo Gullotta ha celebrato un compleanno importante, quello degli ottant’anni. Giorni segnati dagli auguri, dall’affetto del pubblico e da numerose interviste televisive, nelle quali l’attore ha ripercorso una carriera cominciata molto lontano dai riflettori, nel quartiere Fortino di Catania, dove è nato nel 1946.
Per Gullotta, il traguardo degli ottant’anni è diventato soprattutto un’occasione per fare memoria. In questi giorni ha ricordato gli incontri con i presidenti della Repubblica, le cerimonie ufficiali e i riconoscimenti ricevuti nel corso della carriera, tra cui Nastri d’Argento e David di Donatello. Premi che considera testimonianze di attenzione verso il proprio lavoro, senza però aver mai vissuto il successo come motivo per sentirsi superiore agli altri. Il rapporto con il pubblico, sottolinea, è rimasto negli anni improntato alla stessa semplicità.
Nel suo percorso artistico ha trovato spazio anche un forte interesse per i temi civili e sociali. Gullotta ha preso parte al film “Il delitto Mattarella” di Aurelio Grimaldi ed è sempre rimasto particolarmente legato alla figura di Giuseppe Fava, il giornalista, scrittore e drammaturgo ucciso dalla mafia nel 1984.
L’incontro con Fava risale agli anni giovanili, quando Gullotta muoveva i primi passi al Teatro Stabile di Catania. Da quella frequentazione nacque un rapporto di amicizia e, soprattutto, una sensibilità destinata a lasciare un segno profondo nella sua formazione. Libertà, rispetto, dignità e attenzione alle questioni sociali sono alcuni dei valori che l’attore ha più volte indicato come parte dell’eredità ricevuta da “Pippo” Fava.
Non a caso Gullotta partecipò anche a “I ragazzi di Pippo Fava”, docufilm di Gualtiero Peirce e Antonio Roccuzzo, diretto da Franza Di Rosa e trasmesso da Rai3 nel 2014. In quell’occasione ricordò come la conoscenza con Fava, avvenuta quando era ancora un ragazzo curioso che lavorava allo Stabile, si fosse trasformata presto in una vera amicizia.
La sua carriera teatrale, intanto, si è nutrita di autori diversissimi. Pirandello, Sciascia, Dostoevskij, Dürrenmatt, Martoglio, De Roberto, Büchner e Arrabal sono soltanto alcuni dei nomi affrontati sul palcoscenico. Una versatilità che gli ha consentito di attraversare senza difficoltà registro drammatico e commedia, costruendo parallelamente una lunga presenza anche nel cinema e in televisione.
Guardando agli inizi, Gullotta torna alla Catania degli anni Cinquanta, una città inserita in un Paese ancora impegnato nella ricostruzione del dopoguerra. Per i ragazzi le opportunità erano poche, soprattutto dopo la scuola. La sua occasione arrivò molto presto: a 15 anni partecipò all’inaugurazione del Teatro Stabile di Catania, destinato poi a essere guidato per tre decenni da Mario Giusti.
Quell’ambiente diventò per lui una vera scuola. Ricorda le tournée in Sudamerica e soprattutto le persone incontrate dietro e davanti al sipario. Da Turi Ferro a Salvo Randone, fino alle maestranze teatrali, ognuno contribuì in qualche modo alla sua formazione. Gullotta osservava tutto, cercando di assimilare i segreti del mestiere.
Un ruolo decisivo lo ebbe anche Ave Ninchi, che lo incoraggiò a lasciare la Sicilia e a tentare la strada di Roma. Non avendo allora grandi disponibilità economiche, l’attrice lo ospitò per circa sei mesi. In seguito Gullotta trovò sistemazione in una piccola pensione di via Panisperna, affrontando gli anni della gavetta con mezzi limitati ma con una solida preparazione teatrale alle spalle.
Fu proprio quella formazione a consentirgli di sperimentare nuovi linguaggi. Nel cabaret costruì una comicità fortemente basata sull’espressione del volto e sul personaggio, aprendosi una strada diversa rispetto al teatro classico. Anche i periodi economicamente più difficili, quelli che oggi ricorda scherzosamente come gli anni di “latte e biscotti”, vengono riletti con affetto.
Una parte decisiva della sua popolarità arrivò poi attraverso il Bagaglino, la compagnia di varietà nata nel 1965 per iniziativa di Castellacci e Pingitore. Gullotta lavorò al fianco di artisti come Pippo Franco e Oreste Lionello, raggiungendo il grande pubblico soprattutto con l’approdo televisivo del gruppo a partire dagli anni Settanta.
A distanza di tempo, l’attore rivendica il peso che quell’esperienza ebbe nella storia dell’intrattenimento italiano. Ha più volte espresso dispiacere per la scarsa attenzione riservata al Bagaglino in alcune celebrazioni dedicate alla televisione italiana, ricordando come gli spettacoli arrivassero a raccogliere ascolti nell’ordine dei 14 milioni di telespettatori.
Era una televisione che mescolava satira, politica e varietà, intercettando il desiderio del pubblico di ridere e contemporaneamente comprendere quello che accadeva nel Paese. In quella stagione Gullotta costruì alcuni personaggi diventati molto popolari, fra i quali la celebre signora Leonida, caricatura di una certa borghesia arricchita e culturalmente impreparata.
Al di là della comicità, però, Gullotta ha sempre attribuito grande importanza alla preparazione dell’attore e al rispetto per chi siede in platea. Autori come Andrea Camilleri e Leonardo Sciascia hanno avuto, racconta, un’influenza importante sulla sua sensibilità artistica.
Tra le esperienze che ricorda con maggiore intensità c’è “Il giorno della civetta”, portato in tournée in tutta Italia insieme a Pippo Pattavina e Tuccio Musumeci. Lo spettacolo metteva il pubblico davanti alla violenza della mafia senza filtri, suscitando insieme curiosità e inquietudine.
Per Gullotta il mestiere dell’attore richiede soprattutto conoscenza: chi sale sul palcoscenico deve padroneggiarne i diversi linguaggi. Nei dieci anni trascorsi allo Stabile di Catania cercò per questo di osservare ogni dettaglio del lavoro teatrale. Più che imitare gli altri interpreti, ha spesso spiegato, cercava di “rubare” con gli occhi ciò che poteva essere utile alla propria crescita professionale.
Il rapporto con Catania e con la Sicilia, nonostante una carriera vissuta in gran parte altrove, non si è mai interrotto. Gullotta continua a dichiarare il proprio amore per la città, pur osservandone con amarezza le contraddizioni: dalla presenza della mafia alla perdita di senso civico e di dignità che individua in alcuni aspetti della società contemporanea.
Proprio per questo non si è tirato indietro quando gli è stato proposto di partecipare a iniziative culturali legate all’Isola. Tra queste ricorda il progetto per il recupero della casa di Luigi Pirandello ad Agrigento, al quale contribuì prestando gratuitamente la propria voce allo scrittore.
Un gesto che considera ancora oggi motivo d’orgoglio e che riassume, forse più di molti riconoscimenti, il filo che attraversa tutta la sua storia: una carriera costruita lontano da Catania, ma senza recidere mai il legame con la terra da cui tutto è cominciato.