Il Perpetuo, anima ancestrale del Marsala, essenza del tempo

Redazione Prima Pagina Marsala

Il Perpetuo non è semplicemente un vino, ma una narrazione liquida che sfida lo scorrere dei secoli rappresentando la vera anima ancestrale del Marsala. Prima che la storia di questo territorio venisse codificata dalle rotte commerciali inglesi, nelle terre della Sicilia occidentale esisteva già un nettare ossidativo capace di rigenerarsi all'infinito. Il segreto della sua natura risiede nel nome stesso: un sistema di invecchiamento che prevede l'aggiunta costante di vino nuovo proveniente dall'ultima vendemmia alle botti storiche, creando un ponte indissolubile tra il passato e il presente. In questo rito di spillature e ricariche, il tempo smette di essere un nemico e diventa l’ingrediente basilare che affina e migliora una complessità aromatica senza confini, dove l'ossigeno esalta anziché spegnere la struttura del vitigno.

La leggenda vuole che nel 1773 il mercante John Woodhouse, approdato al porto di Marsala, rimase folgorato da questo vino rustico ma dalla straordinaria eleganza olfattiva. Per preservarne la durata durante i pericolosi trasporti via mare, decise di aggiungervi dell’acquavite, dando vita al Marsala come lo conosciamo oggi. Eppure, il Perpetuo rimase la base essenziale di quell'avventura imprenditoriale, un "Sicily Madeira" che gli inglesi amavano proprio per quel carattere ossidato che il trasporto in stiva esaltava. Era un vino radicato nella terra, nato da vitigni storici come il Catarratto, l’Inzolia e il Grillo, quest'ultimo perfetto per l'alto livello di mineralità e il bilanciamento tra zuccheri e acidità necessari per la perpetuazione del vino nei decenni.

Nonostante la sua nobile origine, il Perpetuo rischiò di scomparire con l’avvento delle logiche industriali e delle cantine sociali negli anni '60. Molti contadini iniziarono a rinunciare a questa pratica per fare spazio in cantina, considerando le ingombranti botti come oggetti da smaltire. Fu un atto di ribellione visionario a salvarlo dall’oblio: negli anni '70, l'enologo Marco De Bartoli fu il primo a cogliere, nella ristretta area tra Marsala, Mazara del Vallo e Petrosino, il messaggio attualissimo di questo vino. Grazie alla sua intuizione nacque il Vecchio Samperi, un Perpetuo non fortificato che riportò dignità a un patrimonio che era anche un tesoro affettivo delle famiglie siciliane. Per secoli, infatti, la botte di Perpetuo seguiva la vita dei figli, venendo rabboccata ogni anno fino al giorno del matrimonio per festeggiare con quel vino tratto dalla storia della propria stirpe.

Oggi, questa archeologia vinicola vive grazie a una nuova generazione di produttori e alla dedizione di anziani contadini che conservano ancora il rito del Perpetuo come un sorso di identità pura. Con una gradazione naturale che oscilla tra i 15 e i 16 gradi, questo vino si rivela incredibilmente moderno e versatile, capace di accompagnare piatti sostanziosi di carne e di pesce oltre ai classici dolci. È un ritorno alle origini che rifiuta le scorciatoie del mercato, celebrando un legame viscerale con il territorio che si estende dalle 103 contrade di Marsala fino alle vigne affacciate sullo Stagnone. 

Bere un calice di Perpetuo oggi significa partecipare a un ciclo eterno, un sorso di originalità che riporta direttamente alle radici più profonde della viticoltura siciliana.