Marsala 2026: tra veti regionali e strappi locali, il centrodestra si avvita sul caso Fici

Redazione Prima Pagina Marsala

Il cammino verso le elezioni amministrative del 2026 a Marsala si trasforma in un intricato rebus politico, dove il centrodestra sembra più impegnato a gestire le tensioni interne che a definire una strategia elettorale unitaria. Al centro della tempesta c’è il nome di Nicola Fici, l'attuale consigliere d'opposizione la cui corsa verso la poltrona di sindaco è diventata il terreno di uno scontro frontale tra i livelli provinciali e quelli regionali della coalizione. Mentre il panorama elettorale vede già in campo le figure di Andreana Patti e del sindaco uscente Massimo Grillo, le uniche due certezze di questa fase embrionale, il resto dello schieramento affoga in un gioco di posizionamenti che rischia di logorare definitivamente ogni tentativo di intesa.

La serata di ieri è stata emblematica di questo stallo. Nonostante i movimenti civici si fossero riuniti con l’intento di blindare Fici, una serie di interventi coordinati da Palermo ha frenato gli entusiasmi. Gianfranco Miccichè, leader di Grande Sicilia, ha lanciato un appello all’unità chiedendo di evitare "fughe in avanti" e stigmatizzando le iniziative non concordate. Un monito che molti hanno letto come un chiaro tentativo di sabotare l'imminente presentazione della candidatura di Fici, spingendo per un rinvio strategico. La posizione di Miccichè ha trovato un’immediata sponda nell’Udc di Decio Terrana e Francesco Regina, che si sono allineati alla richiesta di un dialogo più ampio, nonostante il partito sia ufficialmente ancora legato al sostegno verso l'uscente Grillo.

Tuttavia, il fronte non è affatto compatto neanche all'interno delle singole sigle. Da Marsala è arrivata la durissima replica di Michele Gandolfo, responsabile locale di Grande Sicilia, che ha apertamente attaccato il proprio leader regionale. Gandolfo ha rispedito al mittente le "lezioni calate dall'alto", rivendicando l'autonomia del territorio rispetto a manovre di palazzo che sembrano ignorare il lavoro politico svolto in città negli ultimi mesi. Per Gandolfo, parlare di unità con chi ancora siede nella giunta Grillo è uno slogan privo di senso, una critica che mette a nudo la profonda spaccatura tra la base marsalese e i vertici palermitani.

Dietro queste manovre si stagliano le figure di Enzo Sturiano e Stefano Pellegrino. Quest'ultimo, capogruppo di Forza Italia all'ARS, è il convitato di pietra di molti tavoli provinciali a cui non ha partecipato, pur venendo accusato di agire nell'ombra per far saltare gli accordi. L'obiettivo dei due sembra essere quello di non restare ai margini: pur non opponendosi frontalmente a Fici, puntano a smantellare l'attuale assetto della coalizione, dominato dalle linee di Mimmo Turano e Toni Scilla, per rientrare nella partita con un ruolo di primo piano e non da semplici gregari.

In questo clima di sospetti e sgambetti, Nicola Fici appare visibilmente turbato. Il consigliere si ritrova suo malgrado nel "tritacarne" dei partiti, utilizzato come pedina per regolare conti che poco hanno a che fare con il bene della città. Sebbene la sua determinazione non sia venuta meno, ha scelto di concedere un rinvio per valutare la reale tenuta delle posizioni romane e palermitane a Marsala. Il prossimo appuntamento cruciale è fissato per venerdì 6 febbraio, quando un nuovo incontro con la partecipazione di Stefano Pellegrino dovrà stabilire se il centrodestra potrà realmente procedere unito o se si consumerà la rottura definitiva, lasciando Fici nell'ingrato ruolo di spettatore di un fallimento annunciato.