Marsala, condannato per lesioni l'imprenditore a capo del "Centro uomini maltrattati"
Il Tribunale di Marsala ha pronunciato una sentenza di condanna nei confronti di G.A., imprenditore di 41 anni, accusato di lesioni aggravate ai danni dell'ex compagna. Il giudice monocratico Matteo Giacalone ha stabilito una pena di cinque mesi e dieci giorni di reclusione, disponendo la sospensione condizionale della stessa. Oltre alla sanzione detentiva, l'uomo è stato condannato al pagamento di un risarcimento danni fissato in mille euro a favore della vittima, la quale si era costituita parte civile sotto l'assistenza legale dell'avvocato Giacomo Frazzitta.
L'intera vicenda giudiziaria ha preso le mosse circa tre anni fa, in seguito alla denuncia sporta dalla donna. La vittima aveva delineato un quadro di violenze e maltrattamenti subiti all'interno del contesto domestico. Sebbene inizialmente fosse stato emesso un decreto penale di condanna, l'imprenditore aveva scelto di opporsi, portando così il procedimento davanti al giudice per il dibattimento di primo grado, dove l'accusa è stata sostenuta dal pubblico ministero Diego Sebastiani.
Il caso suscita particolare clamore a causa del ruolo pubblico ricoperto dal condannato. Poco più di due anni fa, infatti, G.A. era balzato all'attenzione della cronaca per aver fondato e presieduto un'associazione denominata “Centro uomini maltrattati”. La finalità dichiarata dell'ente era quella di fornire supporto agli uomini vittime di abusi, un impegno che oggi stride fortemente con la sentenza di colpevolezza emessa per reati di natura opposta commessi tra le mura di casa.
Parallelamente al processo per lesioni, l'imputato è stato protagonista di altre azioni legali, ma in veste di denunciante. L'imprenditore aveva infatti presentato una querela presso la Procura, lamentando l'esistenza di sedici profili Facebook fittizi utilizzati, a suo dire, per molestarlo e screditare l'operato della sua associazione. Assistito dall'avvocato Vincenzo Forti, aveva ipotizzato i reati di sostituzione di persona e molestie, suggerendo agli inquirenti che dietro tali account potessero celarsi due donne a lui note, autrici di presunti attacchi giudiziari coordinati. In quella sede, l'uomo aveva sottolineato come lo stile linguistico e la conoscenza di dettagli privati lasciassero pochi dubbi sull'identità reale degli aggressori virtuali, chiedendo accertamenti tecnici per confermare i propri sospetti.
Rosalba Pipitone
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