Marsala oltre le mura, la Repubblica delle cento contrade
Per capire Marsala bisogna smettere di guardare il mare e dare le spalle al centro storico. La vera anomalia, il segreto che nessuna guida turistica o articolo di costume ha mai il coraggio di raccontare, è che Marsala è una città-stato rurale, un immenso tabellone di Risiko diviso in oltre cento contrade, e del resto si sa, Marsala, a dispetto della posizione geografica, è una città a vocazione agricola. Strasatti, Amabilina, Cutusio, Paolini, Ranna: nomi che per un esterno non significano nulla, ma che per chi vive qui rappresentano patrie autonome, separate da confini invisibili ma rigidissimi.
Rispetto al resto d’Italia si urbanizza o si spopola, l'entroterra marsalese resiste come un unicum antropologico. Le contrade sono nate nell'Ottocento attorno ai vecchi bagli, e oggi funzionano come veri e propri paesi indipendenti. Ognuna ha il suo Santo patrono, la sua squadra di calcio storica, il suo ufficio postale, la sua piazza e, soprattutto, un codice genetico politico e sociale autonomo. Il centro storico, racchiuso dentro gli antichi bastioni, viene percepito dagli abitanti delle contrade quasi come un corpo estraneo, un luogo dove si va solo per sbrigare scartoffie burocratiche o per la passeggiata della domenica.
Questa struttura a galassia frammentata crea un paradosso urbanistico totale. Si può guidare per venti chilometri tra vigne, magazzini di tufi e case abusive o padronali, convinti di essere in aperta campagna, e trovarsi ancora sotto il cartello del medesimo Comune. È qui, in questa sterminata periferia agricola che non conosce il turismo, che si decidono i destini economici e le elezioni della città. Chi vuole governare Marsala sa che il consenso non si sposta nei salotti del centro, ma si contratta, voto su voto, nei circoli e nei bar delle contrade più popolose, dove la terra conta ancora più di qualsiasi ideologia.
Vivere o raccontare Marsala significa decodificare questa immensa ragnatela di asfalto e vitigni. Una realtà dove l'identità non è definita dall'essere siciliani o marsalesi, ma dall'appartenenza a un preciso fazzoletto di terra dell'entroterra, un impero invisibile che continua a ignorare il mare e a vivere secondo le proprie regole.