Marsala, quando il randagismo diventa assenza e condanna

Redazione Prima Pagina Marsala

La morte del cucciolo ritrovato in Contrada Gravano non è una fatalità, o una disgrazia imprevedibile e nemmeno un episodio isolato. È l’ennesima vittima di un sistema che da anni continua a fallire nella tutela degli animali e nella gestione del randagismo sul nostro territorio.

Ancora una volta assistiamo all’abbandono di una cucciolata, alla sofferenza di animali innocenti lasciati al loro destino. Ancora una volta piangiamo la morte di un cucciolo che non avrebbe mai dovuto morire. Questa tragedia non nasce venerdì pomeriggio sotto il sole cocente di Contrada Gravano, ma nasce anni fa, nell’assenza di una strategia seria e strutturata contro il randagismo. 

Nasce nelle mancate campagne di sterilizzazione, dall’assenza di controlli sistematici sui cani di proprietà per verificare l’obbligo del microchip e promuovere la sterilizzazione, dalla mancanza di investimenti sulla cultura del rispetto degli animali. Non per ultimo, dall'assenza di programmi educativi nelle scuole, di campagne di sensibilizzazione permanenti e di percorsi che favoriscano adozioni consapevoli e responsabili.

Per anni si è preferito rincorrere le emergenze invece di prevenirle e oggi il conto lo pagano gli animali.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un canile ormai in costante sovrannumero, centinaia di cani e gatti vaganti sul territorio, cucciolate indesiderate che vengono abbandonate come rifiuti, animali investiti e feriti lungo le strade della città e associazioni e volontari lasciati soli ad affrontare un’emergenza che dovrebbe essere gestita attraverso una programmazione pubblica efficace.

Mentre i volontari continuano a sacrificare tempo, energie e risorse personali per sopperire alle carenze del sistema, le emergenze aumentano e le tragedie si ripetono con una puntualità ormai insopportabile.

In un paese civile e democratico, non ci si può più limitare all’indignazione del momento, nè accettare che ogni morte venga archiviata come un episodio sfortunato. Ogni cucciolo che nasce per strada, ogni animale abbandonato, ogni cane investito, ogni gatto lasciato senza cure rappresenta il fallimento di un modello che non ha saputo affrontare il problema alla radice.

Il benessere animale non è una questione secondaria, è invece un indicatore del livello di civiltà di una comunità e della capacità delle istituzioni di programmare, prevenire e intervenire. La morte di quel cucciolo deve rappresentare uno spartiacque. Servono controlli costanti sul territorio, campagne straordinarie di sterilizzazione, verifiche rigorose sul rispetto dell’obbligo di microchip, investimenti nell’educazione e nella sensibilizzazione. Servono politiche concrete e continuative, non interventi sporadici dettati dall’emergenza.

Perché quando una tragedia viene annunciata per anni e nessuno interviene per evitarla, non siamo più davanti a un incidente. Siamo davanti alle conseguenze prevedibili e drammatiche dell’inerzia.

E a pagare il prezzo più alto, ancora una volta, sono gli animali più indifesi.

Miriam Di Girolamo