Marsala, Stagnone: il sale marino verso il riconoscimento agricolo e la candidatura a Riserva UNESCO
Il sale marino della fascia costiera che va da Trapani a Marsala si avvia a essere riconosciuto come prodotto agricolo a tutti gli effetti, mentre il dossier di candidatura delle saline a prima Riserva della Biosfera UNESCO della Sicilia ha incassato il via libera del Ministero dell'Ambiente ed è diretto a Parigi. Sono le due notizie emerse dal convegno "Le vie del Sale", promosso da Confagricoltura Trapani e Confagricoltura Sicilia al Salt Resort dell'Isola Lunga, nel cuore della Riserva dello Stagnone, con il finanziamento dell'Assessorato regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea.
Un centinaio di imprenditori agricoli ha raggiunto l'isola nonostante la pioggia, in una mattinata che ha messo attorno allo stesso tavolo istituzioni, rappresentanza datoriale e produttori.
"Da qui a fine anno qualcosa per chi coltiva il sale cambierà", ha annunciato Rosario Marchese Ragona, presidente di Confagricoltura Sicilia, ricordando il lavoro condotto con il presidente nazionale Massimiliano Giansanti e l'interlocuzione avviata a livello ministeriale. Il nodo è la distinzione tra sale marino e salgemma: "Il sale viene coltivato in terreni che sono agricoli, perché le saline sono terreni agricoli. Ieri abbiamo visto uomini che con pala e picco levavano il sale: non si capisce perché ancora oggi venga classificato come qualcosa di diverso".
Sul punto è arrivata la conferma della Regione. Fulvio Bellomo, dirigente generale del Dipartimento dell'Agricoltura, ha collocato la partita dentro una strategia più ampia di valorizzazione: "Deve uscire un messaggio: il sale non è un semplice prodotto, ma diventa una cultura e un elemento fondamentale per il settore agroalimentare". Bellomo ha ricordato che le aziende che producono sale potranno accedere a pieno titolo alle misure dell'agroalimentare, citando gli oltre 70 milioni di euro destinati alla trasformazione dei prodotti agricoli con la SRD 13, la graduatoria in uscita di un bando comunitario da 7 milioni e i più di cinquecento laghetti aziendali finanziati, decisivi in una stagione segnata dai cambiamenti climatici.
A raccontare il comparto dall'interno è stato Giacomo D'Alì Staiti, presidente di Sosalt e vicepresidente dell'Associazione europea dei produttori di sale, sesta generazione di una famiglia che dal 1836 raccoglie il sale alle Saline Ettore e Infersa. "I nostri salinai coltivano il sale, lo raccolgono, non lo producono: sono veri agricoltori del mare", ha detto, elencando le ragioni della richiesta. Il sale marino è stagionale, si ottiene solo d'estate ed è esposto alle condizioni meteo climatiche: quest'anno quindici giorni di maree eccezionalmente alte hanno diluito i depositi invernali, con un calo sensibile delle quantità. È un prodotto sostenibile sul piano ambientale, economico e sociale, che vale tra i 25 e i 30 milioni di euro l'anno e che per il novanta per cento è destinato al mercato agroalimentare, con esportazioni verso Stati Uniti, Canada e Giappone.
D'Alì Staiti ha rivendicato anche il ruolo dei salinai come primi custodi dell'ambiente - "non si fa buon sale se l'ambiente non è integro" - e ha insistito sulla differenza qualitativa del marino rispetto al sale di miniera, più ricco di magnesio e potassio, fino al fior di sale, il velo sottilissimo che si forma in superficie e si raccoglie rigorosamente a mano. Il territorio è oggi l'unico in Italia a poter contare sull'Indicazione Geografica Protetta.
Ad aprire i lavori Alessandro Vita, direttore di Confagricoltura Sicilia e commissario di Confagricoltura Trapani, che ha richiamato la fragilità di una provincia a monocoltura: dopo la siccità, la peronospora e le annate difficili degli ultimi anni, il sale può rappresentare per l'impresa agricola trapanese un ventaglio di valore aggiunto. Marchese Ragona ha allargato il ragionamento al vigneto, chiedendo di superare la logica emergenziale della distillazione e della vendemmia verde con strumenti strutturali, a partire da un catasto viticolo.
Il confronto, moderato da Vanessa Galipoli, si è chiuso con lo show cooking dedicato alle diverse varietà di sale e alla loro capacità di esaltare i sapori della tradizione siciliana. "Tradizione, territorio, qualità: insieme per il futuro" il payoff dell'iniziativa, che Confagricoltura replicherà nei prossimi mesi in altre province e su altre filiere d'eccellenza.