Marsalese condannato a 6 anni e 1 mese per pedopornografia e revenge porn
Si è concluso oggi, 7 luglio, davanti al Tribunale di Marsala, il processo di primo grado a carico del marsalese C.G.L., accusato di aver prodotto immagini pedopornografiche riprendendo con l'inganno e a sua totale insaputa una ragazza all'epoca dei fatti minorenne. Il Collegio giudicante, presieduto dal Presidente Vito Marcello Saladino con i giudici a latere Francesco Paolo Pizzo e Giuseppina Montericcio, ha dichiarato l'imputato colpevole dei delitti ascritti. Ritenuta la continuazione tra i reati, il tribunale lo ha condannato alla pena di anni 6 e mesi 1 di reclusione, a una multa di 26 mila euro e al pagamento delle spese processuali.
La vicenda giudiziaria ha avuto inizio nel 2022. Secondo l'impianto accusatorio sostenuto dal Pubblico Ministero Stefania Tredici, l'uomo avrebbe scattato foto intime alla giovane vittima mentre quest'ultima dormiva, per poi diffondere i contenuti all'interno di una chat di WhatsApp, configurando così, secondo l'accusa, anche il reato di revenge porn. Durante il corso della requisitoria, la P.M. aveva avanzato richiesta per una condanna a 7 anni di reclusione e 30 mila euro di multa, richiesta alla quale si era associata l'avv. di parte civile Roberta Anselmi. La difesa, rappresentata dall'avv. Antonella Caruso, aveva invece chiesto l'assoluzione sostenendo che il fatto non costituisce reato.
Oltre alla pena detentiva, i giudici hanno applicato severe pene accessorie, tra cui la perdita della potestà genitoriale, della tutela, della curatela e dell'amministrazione di sostegno della persona offesa. All'imputato è stata inoltre inflitta l'interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da qualsiasi ufficio o servizio in istituzioni pubbliche o private frequentate da minori. Il tribunale ha contestualmente ordinato la confisca di tutti gli apparecchi già sottoposti a sequestro contenenti il materiale pornografico.
L'imputato è stato altresì condannato a risarcire i danni subiti dalle parti civili che si erano costituite in giudizio. La somma liquidata a titolo di integrale ristoro ammonta a 10 mila euro per la vittima all'epoca dei minorenne, e a 500 euro per l'associazione-centro antiviolenza "La casa di Venere", da anni attiva in prima linea sul territorio nel contrasto e nella prevenzione della violenza di genere.