Quinci: «Rilanciare la cantieristica navale e riattivare il bacino di carenaggio di Trapani»

Redazione Prima Pagina Marsala

Dichiarazione del Presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani Salvatore Quinci sulla cantieristica navale, sul bacino di carenaggio galleggiante e sul lavoro del GAL Pesca.

"Se c'è una cosa che questo territorio non può permettersi e che non può consentirsi è l'incertezza. Troppi passi falsi, troppe esitazioni, hanno finito per intralciare il percorso della comunità trapanese. I recenti Stati Generali sullo sviluppo costiero e l'incontro di ieri sulla cantieristica navale e sul diporto nautico ci pongono di fronte alla necessità di intraprendere un percorso condiviso e di costruire una strategia unitaria. Lo strumento a nostra disposizione è il GAL Pesca, che sta facendo il suo lavoro fino in fondo.

Il tema della cantieristica è centrale rispetto alle prospettive di sviluppo della nostra portualità. Senza un suo recupero e un progetto di rilancio mancherà, ai nostri porti, una componente essenziale per affrontare la complessità delle loro attività. L'avevo detto e sottolineato, durante i lavori del GAL, e riscontro, con favore, che l'imprenditoria di settore, mi riferisco alla dichiarazione del Presidente della “Riccardo Sanges & C.” Gaspare Panfalone, si interroga sulla rotta da seguire per riaprire il confronto sulla cantieristica.

Da considerare parte integrante delle attività portuali ma altrettanto connessa con il volano economico dell'indotto. Cantieristica che non può che avere come asse portante il bacino di carenaggio di Trapani. Che si presenta come una terra di nessuno anche se ha un proprietario, la Regione. Che è stato oggetto di interventi di milioni di euro per una ristrutturazione che, nel tempo, ha lasciato campo ai vandali. Un bacino che era identità e non soltanto della Città di Trapani: espressione di maestranze di livello internazionale e di un progetto di crescita che si è progressivamente inabissato.

L'impegno a riattivarlo non è andato oltre le parole, la volontà di affidarne la gestione non ha mai fatto passi avanti. Le cronache parlamentari si fermano alle interrogazioni dell'Onorevole Dario Safina e alle risposte dell'Assessore regionale alle Attività Produttive Edy Tamajo. Risposte a metà tra il resoconto sui soldi spesi in ristrutturazioni delle ristrutturazioni e soluzioni a volte avveniristiche, come quella definita dalle interlocuzioni con l'Agenzia Spaziale europea e italiana che avrebbero potuto coinvolgere il bacino e il porto nelle operazioni di atterraggio di sistemi sofisticati al rientro da missioni nello spazio.

Per passare poi a opzioni di partenariato pubblico-privato pensando a nuovi investimenti regionali in collaborazione con i privati. La storia recente racconta di una visita, nel 2025, dell'Assessore Tamajo per verificare le condizioni del bacino e dell'area circostante. Il raggio d'azione del bacino regionale deve infatti confrontarsi con l'area demaniale statale che rischierebbe di limitarne l'operatività. Sta di fatto che dal 2019 ad oggi, e con governi regionali diversi, la questione bacino non è stata risolta.

Il suo rilancio non rimarrebbe ancorato a Trapani. Farebbe da apripista ad una ripresa anche negli altri porti provinciali. Penso a Mazara del Vallo e Marsala. Ha ragione Panfalone quando dice che le attività del porto devono fare rete. Il riutilizzo del bacino di carenaggio consentirebbe di costruire un'ulteriore rete, quella tra le realtà portuali. Il territorio, con le sue istituzioni, deve creare le condizioni per avviare un nuovo tavolo di discussione con la Regione. All'ordine del giorno, il futuro del bacino.

Non va dimenticato che si tratta di una struttura galleggiante e che dunque può essere trasferita da qualche altra parte. Il Libero Consorzio Comunale è pronto a fare la sua parte e a dare una mano per arrivare ad una conclusione. Con il GAL, con gli imprenditori e con i Comuni che si occupano di portualità e di mare. Non è giusto coprire di silenzio un bacino galleggiante di 4.000 tonnellate. Infine, senza voler fare alcun allarmismo, ma utilizzando la memoria, è bene ricordare, in tempi di cambiamenti climatici e di eventi atmosferici improvvisi, che nel 2019 forti raffiche di vento determinarono la rottura degli ormeggi e scalzarono i pali di ancoraggio, facendo spostare il bacino all'interno dell'area portuale e danneggiando un aliscafo che era nelle vicinanze.

La politica, le istituzioni, hanno il compito di decidere. Bene, bisogna decidere e farlo tutti insieme.