Morte del maresciallo Lombardo: il GIP dispone nuove indagini, si indaga per omicidio

Redazione Prima Pagina Marsala

A oltre trent’anni dalla scomparsa del maresciallo de iCarabinieri Antonino Lombardo, il caso si riapre con una svolta significativa. Il 25 marzo 2026, il GIP di Palermo Walter Turturici ha respinto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura, ordinando nuovi accertamenti per fare luce su una vicenda segnata da lacune investigative e interrogativi rimasti sospesi per decenni. Il fascicolo, aperto a carico di ignoti, ipotizza ora il reato di omicidio volontario, mettendo in discussione la tesi del suicidio formulata nell'immediatezza dei fatti accaduti nel marzo del 1995.

Il maresciallo Lombardo non era un sottufficiale qualunque ma un investigatore di punta del ROS, uomo di fiducia del giudice Paolo Borsellino e figura determinante nella cattura di Totò Riina. Grazie alla gestione di una fitta rete di confidenti e collaboratori di giustizia del calibro di Salvatore Cancemi, Lombardo era entrato in possesso di informazioni delicatissime sulle stragi del 1992 e sui segreti di Cosa Nostra. Il suo corpo fu rinvenuto all'interno di una Fiat Tipo di servizio nel cortile della caserma Bonsignore di Palermo con accanto una lettera d'addio che i familiari non hanno mai riconosciuto come autentica, lamentando da sempre l'assenza di perizie calligrafiche e di un'autopsia.

Proprio sulla cattura di Riina, gli atti processuali e le motivazioni della sentenza del procedimento Bagarella chiariscono come il ruolo di Lombardo sia stato determinante e spesso oscurato. Già nel luglio del 1992, durante una riunione operativa alla caserma di Terrasini con Mori e De Caprio, a Lombardo fu affidato il compito di attivare le sue fonti per reperire notizie utili alla ricerca del boss corleonese. Grazie alla sua profonda conoscenza del territorio di Cinisi e Terrasini, zona dove Bernardo Provenzano aveva radici profonde, il maresciallo riuscì a raccogliere informazioni precise.

Fu lui a riferire che la latitanza di Riina era protetta da Raffaele Ganci e dai fratelli Sansone dell'Uditore, fornendo una soffiata esatta che permise al ROS di allestire la squadra catturandi. Come confermato dal generale Cagnazzo, l'individuazione del covo di via Bernini fu merito delle notizie portate da Lombardo, il quale in una nota del 29 luglio 1992 indicava con precisione i nomi dei favoreggiatori. Resta però il dubbio sul perché molti ufficiali abbiano cercato di attribuirsi il merito esclusivo dell'arresto e perché non si sia scelto di seguire l'auto di Riina per arrivare ai vertici della Cupola.

I figli del maresciallo hanno presentato negli anni diversi esposti evidenziando gravi incongruenze nella ricostruzione ufficiale, a partire dalla scena del crimine con la posizione della mano che impugnava l'arma definita innaturale per un colpo alla tempia. Si aggiunge l'assenza di testimoni auricolari nonostante il decesso in una caserma affollata e la sparizione di oggetti fondamentali come un'agenda personale, una borsa con documenti riservati e l'ogiva del proiettile rinvenuta nell'auto. Poco prima di morire, Lombardo avrebbe inoltre confidato alla moglie l'esistenza di un faldone contenente verità scottanti sulla sua incolumità che non è mai stato ritrovato.

Un elemento centrale nelle nuove indagini riguarda l'omicidio di Francesco Brugnano, confidente di Lombardo ucciso pochi giorni prima del maresciallo. Secondo le rivelazioni di Giovanni Brusca, negli ambienti mafiosi circolava con insistenza la voce che Brugnano fosse un "infame", ovvero un confidente dei carabinieri legato proprio al maresciallo di Terrasini. Brusca ha spiegato come questo sospetto avesse scosso i vertici di Cosa Nostra, portando molti a credere che la cattura di Riina non fosse merito del pentito Balduccio Di Maggio, ma di una soffiata gestita da Lombardo attraverso Brugnano.

Le dichiarazioni di Brusca, ricostruite nelle sentenze, chiariscono che il sospetto di tradimento gravava pesantemente su Brugnano. Lo stesso Brusca ha raccontato che si era deciso di prelevare l'imprenditore per interrogarlo e capire quanto avesse riferito al maresciallo, ma qualcuno lo aveva preceduto eliminandolo brutalmente per impedirgli di parlare. Brusca ha tuttavia escluso che Bernardo Provenzano avesse tradito Riina, sostenendo che se lui o Bagarella avessero avuto il minimo dubbio lo avrebbero ucciso senza esitazione. Il timore era che Brugnano potesse rivelare troppo e per questo venne "ammutolito" prima che Brusca potesse interrogarlo direttamente.

Il GIP ha stabilito un termine di sei mesi per completare una serie di atti d'indagine tecnici e testimoniali che includono la riesumazione e l'autopsia sul corpo del maresciallo per la prima volta. Saranno eseguite nuove consulenze balistiche sulla pistola di ordinanza e sul caricatore, oltre all'esame testimoniale di figure chiave come il generale Michele Riccio e il colonnello Giuseppe Arena. L'obiettivo è stabilire se le annotazioni del maresciallo fossero semplici appunti da fonte confidenziale o documentazione di atti investigativi legati a quel clima di sospetti e tradimenti che Brusca ha descritto nelle sue deposizioni.