Pino Maniaci lascia Partinico Live: l’addio tra le polemiche e il peso di un’eredità difficile

Redazione Prima Pagina Marsala

Il passaggio di consegne a Partinico Live segna la fine di un'era e l'inizio di una fase carica di tensioni e dichiarazioni contrastanti. Al centro del dibattito resta la figura di Pino Maniaci, volto storico del giornalismo d'inchiesta siciliano, noto a livello internazionale per le sue battaglie contro Cosa Nostra e per lo stile graffiante e senza peli sulla lingua. Maniaci ha fatto della sua professione una missione di frontiera, portando le telecamere dove pochi osavano e diventando un punto di riferimento per chi cercava una voce fuori dal coro.

Proprio per questo, la sua uscita di scena non è passata inosservata: sebbene molti lettori abbiano rivolto i migliori auguri al successore, sotto i post e negli spazi di discussione si legge il rammarico di numerosi commentatori. Molti lamentano la perdita di una figura di tale peso, sottolineando che la giovanissima età del nuovo direttore, pur carica di entusiasmo, difficilmente potrà sostituire, almeno nell'immediato, l'esperienza sul campo, la professionalità e il carisma che Maniaci ha costruito in decenni di attività. L'avvicendamento oscilla così tra il riconoscimento professionale dell'editore e le durissime accuse del suo successore.

Le parole di Piero Viola, editore della testata, dipingono un quadro di apparente serenità istituzionale. Nel ringraziare Maniaci per il lavoro svolto in questi anni, Viola parla di un "confronto editoriale" sulla gestione del giornale che avrebbe portato il giornalista a rassegnare le dimissioni in piena autonomia.

L'editore ha voluto sottolineare come il legame con Maniaci superi l'ambito professionale, citando una stima reciproca che dura da oltre trent'anni. Una difesa del rapporto umano che sembra voler ammorbidire l'impatto di un addio che, tuttavia, assume tinte molto diverse se si legge l'editoriale d'insediamento del nuovo direttore.

Il nuovo direttore responsabile, il ventiduenne Daniele Viola, ha utilizzato il suo primo editoriale per marcare una distanza netta, quasi violenta, dalla gestione Maniaci. Nonostante la giovane età, Viola non ha usato giri di parole per descrivere quello che ha definito un "uso distorto del mezzo informativo".

Secondo il nuovo direttore, la figura di Pino Maniaci sarebbe stata protagonista di episodi inaccettabili, in particolare degli insulti rivolti al collega Michele Giuliano. Viola accusa apertamente Maniaci di aver avuto una "visione padronale" del giornalismo, trattando i collaboratori come subordinati da cacciare a piacimento e trasformando i microfoni in strumenti per alimentare egoismi personali.

Il cambio della guardia porta con sei una promessa di rinnovamento che suona come una critica postuma all'operato di Maniaci. Daniele Viola ha dichiarato che la testata proseguirà il suo impegno nell'antimafia, ma con una precisazione pungente: l'intenzione è quella di prendere le distanze da chi, proprio in nome della lotta alla criminalità, ha costruito carriere o tutelato interessi privati.

Mentre l'editore saluta Maniaci come un testimone che passa di mano, il nuovo direttore lo indica come il simbolo di un modo di fare informazione da superare, puntando a un giornalismo che sia "pulito, libero e coraggioso", lontano dalle ombre e dai tornaconti personali che, a suo dire, hanno caratterizzato l'ultimo periodo della testata.