Referendum e separazione delle carriere: se la giustizia diventa un tifo da stadio

Redazione Prima Pagina Marsala

Il dibattito sulla separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante sta scivolando pericolosamente verso una carnevalata mediatica, dove il merito della riforma viene sacrificato sull’altare dello share. Da settimane assistiamo a un pellegrinaggio incessante di esponenti politici e operatori del settore nei talk show televisivi, trasformati per l'occasione in arene dove le ragioni del e del No non si confrontano, ma si urlano.

In questo scenario, il cittadino comune si ritrova smarrito. La confusione aumenta esponenzialmente quando a scendere in campo sono gli stessi addetti ai lavori: avvocati, giudici e magistrati che, invece di portare chiarezza tecnica, finiscono spesso per alimentare il clima da tifoseria. Il rischio concreto è che il voto referendario non sia più l'esito di una riflessione consapevole su una scelta strutturale dello Stato, ma una reazione emotiva basata sulla simpatia o sull'abilità dialettica del protagonista di turno.

Molti elettori non possiedono, comprensibilmente, le competenze tecniche per decifrare i tecnicismi giuridici che si celano dietro i quesiti. Innamorarsi della dialettica di un bravo oratore è un rischio altissimo: un discorso ben costruito può nascondere insidie che, nel lungo periodo, potrebbero rivelarsi persino sfavorevoli per i diritti del cittadino stesso. Nonostante la nascita dei comitati ufficiali, la vera informazione — quella che spiega e non sentenzia — latita, sostituita dal rumore di fondo delle fazioni.

Ai microfoni di Prima Pagina Marsala, l’avvocato Giovannella Licari ha espresso una riflessione amara e profonda su questa deriva. Sembrava una carnevalata, invece è tutto para-normale, commenta la legale, sottolineando come il declino del rispetto per le istituzioni abbia raggiunto livelli senza precedenti. 

Secondo l'avv Licari, è paradossale vedere la magistratura accostata quasi a un male della società, dimenticando i sacrifici estremi e i pezzi perduti che questa istituzione ha lasciato sul campo nella lotta per la legalità.

Il sospetto sollevato dall'avvocato Licari è che la partita del referendum stia sfuggendo di mano, trasformandosi in un pretesto per sfogare frustrazioni personali o per tentare fughe in avanti politiche che nulla hanno a che vedere con il decoro dei ruoli istituzionali

La domanda finale resta aperta e inquietante: siamo davvero sicuri che il dibattito odierno riguardi solo la riforma della giustizia o stiamo assistendo alla definitiva svalutazione di uno dei pilastri della nostra democrazia?