Sottrazione fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio: le severe richieste di condanna avanzate dal PM
Il ritratto di un disegno criminoso lucido, pianificato nei minimi dettagli e finalizzato a un unico obiettivo: spogliare le società italiane dei loro asset immobiliari per metterli al riparo dal Fisco, trasferendo tutto all’estero attraverso società schermo prive di qualsiasi consistenza economica. Questa la tesi centrale illustrata dal Pubblico Ministero Paolo Bianchi durante il corso della sua requisitoria, davanti al Tribunale di Marsala presieduto dal Presidente del Collegio Vito Marcello Saladino, con i giudici a latere Francesco Paolo Pizzo e Giuseppina Montericcio.
Le richieste di condanna avanzate dal PM sono:
anni 9 e mesi 3 di reclusione, ed euro 50mila di multa per il castelvetranese G.G.; anni 6 e mesi 2 di reclusione, ed euro 35mila di multa per D.S.G. e G.M.
Un intervento durissimo, quello del PM, che ha ricostruito anni di passaggi societari opachi, incrociando le testimonianze raccolte con le indagini patrimoniali della Guardia di Finanza. Al centro della vicenda si staglia la figura dell'amministratore di fatto G.G. indicato dall'accusa come il vero regista e dominus dell'intera operazione, il quale, pur muovendosi dietro lo schermo di prestanome e procure generali, manteneva saldamente la direzione strategica in Italia.
La complessa ricostruzione della Procura si articola in due fases temporali ben distinte. La prima fase risale al febbraio 2015, momento in cui una società estera, la Sicily LTD, totalmente priva di operatività diretta, è stata utilizzata come un mero contenitore patrimoniale. Attraverso conferimenti di fabbricati e terreni, rinunce a garanzie e transazioni prive di tracciabilità finanziaria, i beni venivano sottratti alle procedure esecutive domestiche. La perizia disposta dal Tribunale ha quantificato l'enorme fluttuazione di questi valori, stimati in oltre 440 mila euro nel 2011 e scesi a circa 22 mila euro nel 2017, cifre che per l'accusa dimostrano lo svuotamento progressivo dell'impresa.
Successivamente, nel 2019, ha preso il via la seconda fase del piano, culminata nel trasferimento fraudolento verso una nuova entità nel Regno Unito, un'operazione da oltre 2mln di euro finalizzata a ostacolare definitivamente l'identificazione della provenance lecita dei beni.
Nel mirino degli inquirenti è finita anche la tesi della difesa, supportata da una consulenza tecnica definita dal PM come un tentativo di normalizzare operazioni che, nella sostanza, non avevano alcuna logica industriale. La difesa ha provato a ridimensionare la portata dell'evasione contestando il calcolo delle rimanenze finali e parlando di cifre inferiori alle soglie di punibilità. Tuttavia, l'accusa ha ribadito come l'assoluta mancanza di una contabilità attendibile, l'assenza di dipendenti, di uffici reali e di conti correnti attivi presso la sede estera di comodo, confermino il reato di omessa dichiarazione per esterovestizione. I flussi finanziari erano sempre e solo in uscita dall'Italia, un dato incompatibile con una reale attività d'impresa oltreconfine.
I reati contestati vanno dalla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto e alla distrazione del patrimonio di alcune società riconducibili agli odierni imputati. Inoltre, vengono contestati i reati di riciclaggio e autoriciclaggio.
Il Pubblico Ministero ha concluso il suo intervento ricordando al Tribunale come la giurisprudenza sia ormai consolidata nel superare il dato puramente formale delle cariche societarie. La responsabilità penale ricade su chi ha esercitato il potere decisionale effettivo, motivo per cui l'accusa ha chiesto la condanna di tutti gli imputati che sarebbero coinvolti nel sodalizio, ritenendo pienamente provato il dolo e la consapevolezza del disegno criminoso.
Il processo riprenderà il prossimo mese di luglio con l’arringa dei legali difensori, gli avvocati Domenico Signorello, Paolo Paladino, Tancredi Bongiorno.