Trapani, le madri di persone con disabilità si raccontano in un cortometraggio
Non amano essere chiamate madri coraggio, piuttosto essere viste quali donne concrete che accompagnano i figli con disabilità nel loro percorso di vita, in una quotidianità fatta di difficoltà e stanchezza, ma anche di azioni e scelte pragmatiche, di gioia e amore silenzioso.
Smettere di essere invisibili agli occhi della società è il loro più grande desiderio. Non per ottenere compassione, ma per far conoscere una realtà senza retorica- in cui l'obiettivo dell'inclusione sociale e l'attuazione piena dei diritti devono fare i conti con barriere culturali e strutturali, cavilli burocratici e la fragilità del sistema di sostegno- che chiede attenzione dalle istituzioni e dalla società tutta.
Catia, Enza, Claudia, Gabriella, Valerie, Ninni e Vitamaria sono le sei madri, insieme ad una sorella, di persone con disabilità, che saranno protagoniste del progetto Madres, che mira alla realizzazione e alla diffusione di un cortometraggio sul loro vissuto e sulla realtà che vivono.
L’idea di raccontare queste sei storie diversissime- accomunate tutte da “una forza che fa paura” e da “un amore che è un muscolo allenato dalla fatica”, dicono le madri stesse, che vivono tutte in provincia di Trapani- è di Giacomo Bonagiuso, docente e regista teatrale, nonché Presidente dell’Associazione Teatrale Artistico Culturale Teatro Libero, che insieme all’Associazione Abilmente Uniti, è intestataria del progetto.
“Ho avuto modo di conoscere le storie di vita di queste madri grazie al mio corso teatrale- racconta Bonagiuso- mi ha colpito la determinazione a mostrare la loro realtà senza filtri e a squarciare il velo comodo del pietismo, la lacrima facile che però ci assolve tutti. Questa loro battaglia silenziosa ma potente contro l' ipocrisia è una materia incandescente per un percorso che dal teatro si sgomitoli in un cortometraggio che alla furia del cuore umano aggiunge la meraviglia dei luoghi belli. Perché la bellezza di anime e luoghi resta il tema del nostro Madres”.
La volontà del regista è quella di sviluppare il cortometraggio non esclusivamente in chiave sociale ma anche in chiave “artistica”, in modo da non far leva sul tema della disabilità come stigma o come “problema”- confinando tutto il significato alla mera denuncia sociale- ma sulla narrazione di momenti chiave – dalla gravidanza al parto, dalla difficoltà quotidiane alla solitudine, dalla vita comune alle sfide epocali, dal mondo sanitario locale a quello nazionale, dai viaggi della speranza alle risposte ricevute a muso duro, dalla vita associativa e relazionale all’angoscia del “dopo di noi” – che possano, in chiave allegorica, metaforica, o provocatoria, chiamare tutti ad una responsabilità condivisa che non transiti però dal pietismo.
“Abbiamo imparato sul campo, in anni e anni di lavoro con le persone di questo territorio- aggiunge Bonagiuso- che la comprensione e il riconoscimento dei diritti non passa dalla compassione, che è diffusa e troppo spesso assai inutile, ma dallo stupore. L’arte, in modo specifico, riesce sempre a far discutere, talvolta provocando, altre volte mostrando prospettive inusuali, ma sempre sollecitando l’empatia. L’arte, dunque, come contraltare della pietà, risorsa liberatoria che coinvolge, approfondisce, connette. Perché senza empatia c’è solo compassione, e la compassione è esattamente ciò che le madri al centro di questo progetto non cercano, anzi è ciò che più di ogni altra cosa le ferisce nel profondo”.
“Non vuole essere il solito video sociale per far sentire buoni gli spettatori- aggiunge Valeria Pellicane, madre di Emily e Presidente di Abilmente Uniti- ma una rivoluzione sociale che mostra la nostra realtà senza filtri. Significa smettere di chiedere spazio e iniziare a prenderselo. I diritti non sono da elemosinare, e questo film è il nostro megafono per urlare che esistiamo, che ciò che chiediamo è equo e che non siamo solo comparse ma pilasti di questa società e dei nostri figli”.
Le riprese video del cortometraggio prenderanno il via in primavera, a marzo, in luoghi rappresentativi della provincia di Trapani, quali il parco archeologico di Selinunte, il cretto di Burri, Gibellina.
“Perché sono gli scenari incantevoli del territorio quelli che hanno visto nascere gli innamoramenti delle nostre Madres- conclude Bonagiuso- ed è in questo territorio che sono arrivate le prime diagnosi, in questa terra che si lotta affinché i diritti vengano rispettati, tra Istituzioni che si fanno in quattro per arginare i disagi e che non hanno i mezzi per supportare le difficoltà abnormi che la disabilità comporta, e parti sociali che spesso non fanno abbastanza”.
Nel frattempo le madri che saranno protagoniste del corto hanno cominciato il laboratorio teatrale propedeutico alla realizzazione del progetto.
Il cortometraggio sarà realizzato anche grazie al patrocinio del Libero Consorzio Comunale di Trapani.