Tribunale di Marsala: assolta la giornalista Mediaset Ilaria Mura
Il Tribunale di Marsala, in composizione monocratica, ha assolto la giornalista Mediaset Ilaria Mura dall'accusa di favoreggiamento personale nei confronti di Gaspare Ghaleb. La sentenza, emessa dal giudice Giorgio Lo Verde, si è basata sul secondo comma dell'articolo 530 del codice di procedura penale, che prevede l'assoluzione quando manca, è insufficiente o contraddittoria la prova che il fatto sussiste.
La vicenda processuale, che ha visto come parti civili i genitori di Denise Pipitone, Piera Maggio e Pietro Pulizzi, insieme al fratello Kevin Pipitone, assistiti dall'avvocato Giacomo Frazzitta, ruotava attorno all'ipotesi che la Mura, inviata della trasmissione Quarto Grado di Rete4, avesse avvertito Ghaleb, ex fidanzato della sorellastra di Denise, della presenza di microspie (cimici) nella sua auto nel giugno 2021, subito dopo la riapertura delle indagini sulla scomparsa della bambina. Secondo l'accusa, rappresentata dal Pubblico Ministero Raimonda Albertini, tale condotta avrebbe aiutato Ghaleb a eludere le indagini, costituendo un intralcio alla giustizia, motivo per cui il PM aveva invocato una condanna a un anno di reclusione.
La difesa della giornalista, sostenuta dagli avvocati Salvatore Pino e Giulia Mangialardi, ha puntato su diversi elementi per smontare l'accusa. In primo luogo, avevano sollevato eccezioni sull'utilizzabilità delle intercettazioni che incriminavano la Mura, in quanto disposte nell'ambito di un altro procedimento in cui lei non era imputata e poiché la pena massima prevista per il reato di favoreggiamento (quattro anni) è inferiore alla soglia di cinque anni richiesta dalla legge per autorizzare tale mezzo di prova. I legali avevano anche richiamato la sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite del 2020 (nota come "sentenza Cavallo"), che pone limiti all'uso delle intercettazioni in procedimenti diversi da quello per cui erano state originariamente autorizzate.
Il principale elemento a favore della Mura è stata la produzione di documentazione audio e video integrali della conversazione contestata. Secondo i difensori, tali filmati integrali, con particolare riferimento a quello in possesso della Mura che copriva un vuoto di cinque secondi nella registrazione della troupe, dimostravano che la giornalista non aveva mai proferito le frasi che l'accusa le attribuiva. L'avvocato Pino ha sottolineato come il processo, di fatto surreale e inutile, avrebbe dovuto concludersi semplicemente con l'ascolto di quell'audio. La difesa ha inoltre messo in discussione l'attendibilità di Ghaleb, il quale, secondo i legali, avrebbe dato versioni contraddittorie dei fatti.
Il Pubblico Ministero, nella sua requisitoria, si era basato sulle dichiarazioni di Ghaleb e sull'interpretazione che la Mura lo avesse fatto capire o gli avesse espresso il rischio di intercettazione, tanto che l'intervista successiva si svolse lontano dall'auto cimiciata. Sebbene sia stata sciolta la riserva del giudice sulla inutilizzabilità delle intercettazioni, secondo l’avvocato Giacomo Frazzitta la prova si realizza con il contraddittorio delle parti. Non solo Ghaleb lo asserisce nelle intercettazioni, ma anche in aula di tribunale. Il fatto che la Mura sapesse che Ghaleb era intercettato, non si tratterebbe solo di uso, ma anche di abuso delle informazioni riservate e si supera la soglia se queste info vengono date all'indagato. Per l'avvocato l'imputata è responsabile del buco nell'acqua nelle indagini del caso Denise, e per tal ragione si è associato alle conclusioni del PM.
Nonostante la richiesta di condanna del PM e il severo richiamo dell'avvocato Frazzitta sull'importanza della sacrosanta giustizia rispetto al diritto di cronaca, il giudice ha ritenuto che la prova non fosse sufficiente, assolvendo la giornalista.