Truffa ai risparmiatori alle Poste nel trapanese: chiuse le indagini per cinque indagati
Un presunto sistema di raggiri orchestrato ai danni di dodici risparmiatori, in gran parte anziani o persone con poca familiarità nella gestione dei conti correnti, è stato smantellato a Erice. La Procura di Trapani ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a cinque persone, atto che di norma anticipa la richiesta di rinvio a giudizio.
Al centro dell'inchiesta, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, si trova Antonella Amico, ex direttrice dell'ufficio postale ericino, licenziata da Poste Italiane dopo la scoperta delle irregolarità. Insieme a lei risultano indagati Anna Maria Gammicchia, Antonella Messina, Salvatore Messina e Giuseppe Cicala.
Gli accertamenti dei finanzieri coprono un arco temporale che va dal 2019 al 2024, periodo in cui dai libretti e dai conti dei clienti sarebbero spariti circa 800 mila euro. L'indagine è scattata a seguito della denuncia di un correntista che, accortosi di alcune anomalie nei propri risparmi, si è rivolto alle fiamme gialle per fare chiarezza.
Il meccanismo ipotizzato dagli inquirenti si basava sulla fiducia dei clienti. I risparmiatori venivano convinti a liquidare i propri buoni fruttiferi postali per reinvestire il denaro in prodotti finanziari apparentemente più redditizi. In realtà, la modulistica sottoposta alla firma serviva a dirottare i capitali. Tra gli episodi più rilevanti contestati dalla Procura, spicca lo svuotamento in un'unica giornata di un conto corrente contenente circa 510 mila euro.
I flussi finanziari illeciti comprendevano prelievi in contanti fino a 5 mila euro e disinvestimenti mirati. Secondo l'accusa, il denaro sottratto veniva successivamente riciclato e reimpiegato per scopi personali, per finanziare attività economiche o per saldare interventi edilizi legati alle agevolazioni fiscali del bonus facciate e del superbonus 110%.
A vario titolo, l'ex direttrice deve rispondere di nove episodi di truffa e reimpiego di beni di provenienza illecita, reati per i quali a febbraio scorso era già scattato un sequestro preventivo per equivalente. Agli altri quattro indagati viene invece contestato il reato di riciclaggio. I quadri accusatori dovranno adesso trovare conferma nelle prossime fasi del procedimento giudiziario.