È proseguito oggi, 22 settembre, davanti al Tribunale di Marsala, il processo scaturito dall’operazione antimafia della Guardia di finanza, coordinata dalla Dda di Palermo, che nel dicembre 2024 aveva portato a 18 misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti a un’organizzazione mafiosa e di presunti favoreggiatori tra Marsala e Mazara del Vallo.Nel procedimento sono imputate sette persone, che hanno scelto il rito ordinario: Giancarlo Nicolò Angileri, Giovanni Piccione, Michele Marino, Gaspare Tumbarello e Massimo Antonino Sfraga, tutti di Marsala, e Giuseppe Prenci e Vito Ferrantello, di Mazara del Vallo.
Il collegio giudicante è presieduto dal Presidente Vito Marcello Saladino, con i giudici a latere Giuseppina Montericcio e Daniele Lupo. L’accusa è sostenuta dal Pubblico Ministero della Dda di Palermo Francesca Dessì.
Al centro dell’udienza la ricostruzione dell’attività investigativa e, in particolare, delle intercettazioni utilizzate dalla Procura per delineare i rapporti tra diversi soggetti e gli episodi legati alla vendita giudiziaria di un terreno della società Orto Verde, tra Mazara del Vallo e Petrosino.
Si è proceduto all’esame di un luogotenente della Guardia di Finanza, chiamato a riferire sugli accertamenti svolti nel corso dell’inchiesta e sul contenuto delle conversazioni intercettate.Durante il corso dell’udienza sono stati inoltre richiamati dal P.M. alcuni procedimenti collegati e sentenze divenute definitive, nell’ambito delle quali alcune posizioni sono state definite separatamente.
Secondo quanto ricostruito dall’accusa, l’attività investigativa avrebbe evidenziato l’interesse di diversi soggetti nei confronti di un terreno e una serie di contatti e incontri sviluppatisi intorno a due aste.La prima vendita, secondo la ricostruzione emersa in aula, si sarebbe tenuta nel 2021 e sarebbe andata deserta. Una seconda asta era fissata per il 14 luglio 2021.Gli investigatori avrebbero seguito, attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, una serie di conversazioni e incontri avvenuti nei giorni precedenti e successivi alle aste. Secondo la prospettazione della Procura, alcuni soggetti avrebbero cercato di condizionare la procedura per favorire determinati interessati all’acquisto del terreno.
Nel corso dell’udienza, il P.M. ha passato in rassegna numerose intercettazioni, richiamando date, progressivi e decreti. Le conversazioni sono state utilizzate per ricostruire la successione degli incontri e i rapporti tra i diversi interlocutori, con domande rivolte anche all’identificazione dei soggetti presenti nelle conversazioni e ai riscontri effettuati attraverso il traffico telefonico.Tra gli episodi richiamati figurano conversazioni del 24 e 25 aprile 2021, quindi del 28 aprile, del 4, 6 e 18 maggio.
La ricostruzione è poi arrivata agli episodi del luglio 2021, nelle settimane e nei giorni immediatamente precedenti la seconda asta.Particolare attenzione è stata dedicata alle conversazioni del 13 e 14 luglio 2021, alla vigilia e nel giorno della seconda vendita giudiziaria. Il pm ha richiamato intercettazioni nelle quali vengono riferiti incontri, telefonate e contatti tra diversi soggetti, chiedendo al militare chiarimenti anche sull’identità di alcune persone indicate nelle conversazioni attraverso soprannomi o riferimenti familiari.
Tra le persone richiamate nella ricostruzione figurano, tra gli altri, Pietro Burzotta, Michele Marino, Giancarlo Angileri oltre ad altri soggetti presenti nelle intercettazioni oggetto dell’esame.Secondo la ricostruzione investigativa, la sequenza di telefonate e incontri avrebbe consentito agli inquirenti di ricostruire i rapporti tra gli interessati alla vicenda dell’asta.
Tuttavia, l’inchiesta non riguarda soltanto la procedura relativa al terreno.
Uno dei filoni investigativi riguarda infatti il controllo delle aree di pascolo, che secondo gli inquirenti sarebbe stato inserito in un più ampio sistema di gestione del territorio e di imposizione di interessi.In questo contesto viene indicato dagli investigatori anche Pietro Burzotta, al quale sarebbe stato attribuito un ruolo di rilievo nella gestione delle attività illecite legate ai pascoli. Secondo la ricostruzione investigativa, Burzotta avrebbe ereditato un ruolo di comando precedentemente riconducibile al suocero Vito Gondola.
Dalla ricostruzione emersa in aula, la vicenda dell’asta sarebbe stata caratterizzata da una serie di tentativi e contatti finalizzati, secondo l’accusa, a individuare una soluzione rispetto alla vendita del terreno.Durante il corso dell'esame, sono stati richiamati anche importi economici e ipotesi alternative prospettate nelle conversazioni intercettate, oltre a incontri con avvocati e altri soggetti.La procedura si sarebbe poi conclusa con l’aggiudicazione del terreno. L’accusa utilizza le intercettazioni e gli altri elementi investigativi per ricostruire cosa sia accaduto prima della vendita e quali rapporti siano intercorsi tra i diversi soggetti coinvolti. Molte delle domande del P.M. hanno riguardato l’identificazione degli interlocutori, la successione temporale degli incontri e i collegamenti tra le diverse conversazioni.
L’esame, articolato e protrattosi per un paio di ore, è stato sospeso. Per la complessità della ricostruzione e la quantità degli elementi sottoposti all’esame, il luogotenente della Guardia di finanza proseguirà la deposizione nella prossima udienza.
Per gli imputati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.