16 gennaio 2023, tre anni fa veniva arrestato Messina Denaro

Tre anni dopo il 16 gennaio: la fine di un'era e la nuova mappa di una Cosa Nostra rimasta senza vertice

Redazione Prima Pagina Marsala
Redazione Prima Pagina Marsala
16 Gennaio 2026 16:06
16 gennaio 2023, tre anni fa veniva arrestato Messina Denaro

Sono passati esattamente tre anni da quel lunedì mattina che ha segnato la fine di un'epoca per la criminalità organizzata siciliana. Il 16 gennaio 2023, l'arresto di Matteo Messina Denaro davanti alla clinica "La Maddalena" di Palermo non è stato solo il successo di un'operazione di polizia, ma il crollo dell'ultimo grande simbolo della stagione stragista di Cosa Nostra. Oggi, nel 2026, lo scenario che emerge dalle macerie di quella latitanza trentennale racconta una realtà se non trasformata, percepita diversamente, dove il silenzio del boss, morto pochi mesi dopo la cattura senza mai collaborare, ha lasciato spazio al rumore delle manette che continuano a scattare attorno alla sua rete di protezione.

Da quel giorno, l'azione dello Stato non si è fermata, concentrandosi sullo smantellamento della cosiddetta "borghesia mafiosa" che ha permesso a un uomo ricercato in tutto il mondo di vivere una vita quasi normale nel cuore del suo territorio. Le indagini hanno portato all'arresto di decine di fiancheggiatori, dai membri della famiglia stretta come la sorella Rosalia, custode dei "pizzini" del tesoro, fino a professionisti insospettabili. Architetti, medici e tecnici ospedalieri, imprenditori, sono finiti dietro le sbarre, svelando come il sistema di potere di Messina Denaro non poggiasse solo sulla violenza, ma su una fitta rete di complicità nel tessuto civile e professionale della provincia di Trapani.

Ciò che è cambiato radicalmente è la percezione di invulnerabilità che circondava il mandamento di Castelvetrano. La mafia trapanese, privata del suo vertice carismatico e logistico, sta attraversando una fase di frammentazione e riorganizzazione forzata. Senza una guida unitaria, i clan locali sembrano essere tornati a una dimensione più provinciale, focalizzata sulla gestione delle estorsioni e sul controllo degli appalti minori, mentre la magistratura continua a colpire i patrimoni accumulati in decenni di affari illeciti, dai parchi eolici alla grande distribuzione.

Oggi la sfida si è spostata sulla ricerca dei "segreti" che Messina Denaro ha portato con sé nella tomba, in particolare quelli relativi alle stragi degli anni Novanta e ai rapporti con i livelli superiori del potere. La ricorrenza di questo terzo anniversario non è solo una celebrazione del passato, ma il punto di osservazione di una battaglia ancora in corso contro una mafia che, pur avendo perso il suo ultimo "Re", cerca di mimetizzarsi nuovamente nei gangli dell'economia legale. La fine della latitanza ha rimosso il velo di leggenda, lasciando intravedere una struttura criminale indebolita ma ancora pericolosa, costretta ora a fare i conti con uno Stato che ha dimostrato di poter arrivare ovunque, anche dopo trent'anni di attesa. Dopo trent'anni, purtroppo.

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