Agricoltura integrata, Safina (PD): “Bando penalizzante, la Regione sostenga davvero chi investe nella sostenibilità”
“Non possiamo chiedere agli agricoltori siciliani di investire nella sostenibilità e poi lasciarli soli proprio nel momento in cui attendono risposte concrete”.
Con queste parole il deputato regionale del Partito Democratico Dario Safina interviene sull’Intervento SRA01 - ACA1 “Produzione Integrata” del PSP Sicilia 2023-2027, al centro di una sua interrogazione parlamentare presentata all’assessore regionale all’Agricoltura.
“Parliamo di una misura importante - spiega Safina - che punta a ridurre l’uso di fitofarmaci e fertilizzanti chimici, accompagnando le aziende verso modelli produttivi più sostenibili. Tuttavia, a fronte di circa 2.300 domande presentate, solo 900 aziende risultano finanziabili. È evidente che la dotazione prevista, pari a poco più di 7,6 milioni di euro annui, sia del tutto insufficiente rispetto al reale fabbisogno del comparto”.
Il parlamentare dem sottolinea come molte imprese escluse abbiano già sostenuto costi significativi per adeguarsi ai disciplinari della produzione integrata: “Queste aziende hanno creduto nelle istituzioni, hanno investito nella certificazione SQNPI per ridurre al minimo l'uso di fitofarmaci e concimi chimici e modificato le proprie pratiche agronomiche sin dal 2025. Oggi si ritrovano senza alcun sostegno economico, in una condizione di grave svantaggio competitivo”.
Particolarmente critica, secondo Safina, è la situazione nel Trapanese: “La maggior parte delle aziende escluse si concentra proprio in questo territorio, dove la presenza di aree considerate prioritarie è minore. Eppure, parliamo di un tessuto produttivo vitivinicolo già colpito da una crisi profonda. Questo intervento avrebbe potuto rappresentare una boccata d’ossigeno, se non addirittura l’unica prospettiva economica per molte realtà”. Safina evidenzia inoltre un paradosso che rischia di minare la credibilità delle politiche agricole regionali: “Le restrizioni previste dal bando sono entrate in vigore dal 1° gennaio 2025, ma molte aziende hanno scoperto solo nel 2026 di non avere accesso ai contributi.
È un meccanismo che va rivisto, perché scarica interamente sugli agricoltori il rischio d’impresa”. Da qui le richieste rivolte al governo regionale: “Chiedo di sapere quali siano le ragioni di una dotazione finanziaria così limitata e se si intendano reperire risorse aggiuntive per consentire lo scorrimento della graduatoria. È fondamentale tutelare chi ha già sostenuto costi e rafforzare davvero la diffusione della produzione integrata”. Ma lo sguardo del deputato va oltre l’emergenza immediata:
“Dobbiamo avere il coraggio di dirci la verità: le vie di mezzo non bastano più. Se vogliamo differenziare la Sicilia sui mercati e rafforzarne il posizionamento competitivo, dobbiamo puntare con decisione sull’agricoltura biologica, ambendo a diventare la regione più ‘bio’ d’Italia. Le politiche future dovranno concentrare risorse sulle misure di conversione e mantenimento del biologico”. Una prospettiva che, però, non può lasciare indietro chi ha già intrapreso altri percorsi: “Questo non risolve il problema delle aziende che hanno aderito alla produzione integrata confidando nel sostegno pubblico. Penso, ad esempio, al territorio marsalese, dove circa il 10% delle aziende soprattutto le più piccole, sotto i 6-7 ettari, ha dovuto rinunciare perché incapace di sostenere i costi del bando. Anche queste realtà meritano attenzione e risposte immediate”.
“La transizione ecologica in agricoltura - conclude Safina - non può essere uno slogan. Deve essere accompagnata da strumenti adeguati, risorse sufficienti e scelte politiche coerenti. Altrimenti rischia di trasformarsi in un boomerang per chi, in buona fede, ha deciso di investire nel futuro”