(VIDEO) Il passo indietro di Fici e il crollo di Giulia Adamo: un centrodestra tutto da rifare a Marsala

Redazione Prima Pagina Marsala

L'eloquente risultato delle ultime elezioni amministrative a Marsala, che ha visto la netta vittoria al primo turno di Andreana Patti con oltre il 50% delle preferenze, lascia il centrodestra locale di fronte a una disfatta pesante e a un inevitabile esame di coscienza. Le parole di Nicola Fici, rilasciate dal comitato elettorale della candidata sconfitta Giulia Adamo, aprono uno squarcio sulle laceranti dinamiche interne a una coalizione che ha pagato il prezzo di estenuanti personalismi, veti incrociati e gravi ritardi strategici.

La cronaca politica di questa tornata racconta di un centrodestra che ha letteralmente dissipato il proprio vantaggio temporale in mesi di riunioni sfinenti. Eppure, una prima sintesi unitaria era stata faticosamente trovata proprio sul nome di Nicola Fici. Attorno alla sua figura si era coagulato un asse solido, composto da una parte rilevante di Forza Italia guidata da Toni Scilla, insieme a Michele Gandolfo, Flavio Coppola e al movimento ProgettiAmo Marsala capitanata da Paolo Ruggieri. Tutto appariva ormai definito, al punto che i comunicati stampa ufficiali erano pronti per essere diramati la notte prima del grande annuncio.

Il mattino seguente, tuttavia, lo scenario è stato completamente ribaltato da un post sui canali social con cui lo stesso Fici annunciava la rinuncia irrevocabile alla candidatura. Un dietrofront improvviso che ha provocato una diaspora immediata: ProgettiAmo Marsala, Gandolfo e Coppola hanno scelto di convergere su Andreana Patti, mentre Toni Scilla, Stefano Pellegrino, la Lega e Fratelli d'Italia si sono riposizionati su Giulia Adamo, incassando anche il successivo sostegno dello stesso Fici.

Durante il corso delle sue analisi nel post-voto, Nicola Fici ha esplicitamente puntato il dito contro i condizionamenti esterni, lamentando lo stop e l'ostruzionismo arrivati direttamente dai vertici regionali di Palermo. Se a livello provinciale l'esponente politico riconosce di aver ricevuto attenzione e sponde per il lavoro svolto, sono state le dinamiche della politica palermitana a paralizzare una rapida convergenza sul suo nome.

Tuttavia, emerge con altrettanta forza un dato politico ineludibile: a Fici è mancato il coraggio di scendere in campo fino in fondo, sfidando apertamente le logiche oligarchiche dei partiti regionali. Forte di un indubbio favore popolare e di un consenso cittadino diffuso che lo vedeva come il candidato naturale, Fici avrebbe potuto capitalizzare quel sentimento di rottura e correre ugualmente. La scelta di piegarsi ai diktat palermitani, invece di ingaggiare una battaglia a viso aperto forte del proprio peso elettorale, ha finito per consegnarlo al ruolo di grande rimpianto della coalizione, lasciando i suoi stessi sostenitori orfani di una guida determinata.

Il verdetto delle urne non lascia spazio a scuse e certifica che il centrodestra esce da questa tornata elettorale profondamente ridimensionato e strutturalmente frammentato. La candidatura tardiva di Giulia Adamo si è rivelata una soluzione d'emergenza che non è riuscita a sanare la profonda spaccatura originaria né a recuperare il tempo perso in incomprensioni banali. Come ammesso dallo stesso Fici, quando si perde in questo modo nessuno può sentirsi esonerato dalla sconfitta e puntare il dito serve a poco.

Il fallimento del centrodestra a Marsala dimostra empiricamente che i tavoli tecnici e le imposizioni dall'alto non possono sostituire il radicamento territoriale e la tempestività. Per la coalizione si apre ora una stagione di dura e profonda riflessione, un azzeramento da cui sarà necessario ripartire per rimettere insieme una classe dirigente giovane e credibile, capace di ritrovare quell'armonia interna e quel coraggio politico senza i quali ogni futura sfida elettorale è destinata a partire già sconfitta.

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