Marsala, "Pretendiamo Legalità": la Polizia di Stato conclude il tour nelle scuole marsalesi

Redazione Prima Pagina Marsala

Si è conclusa a Marsala la IX edizione del progetto "Pretendiamo Legalità", l'iniziativa nazionale promossa dal Ministero dell’Interno in sinergia con il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il ciclo di incontri, coordinato dal Commissariato di Pubblica Sicurezza lilibetano durante i mesi di febbraio e marzo 2026, ha trasformato le aule scolastiche in spazi di confronto attivo sulla cittadinanza e sui valori della Costituzione Italiana.

Gli operatori specializzati della Polizia di Stato, affiancati dagli esperti della Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica di Trapani, hanno dialogato con gli alunni di sei istituti del territorio, tra cui l’Istituto Tecnico Agrario “A. Damiani” e gli Istituti Comprensivi “M. Nuccio”, “Giovanni Paolo II”, “A. De Gasperi” e “G. Sirtori”. Il percorso formativo si è focalizzato sulla prevenzione della violenza di genere e sul contrasto a fenomeni purtroppo diffusi tra i giovanissimi come il bullismo e il cyberbullismo.

Particolare rilievo è stato dato all'uso responsabile delle piattaforme digitali. I poliziotti hanno analizzato i rischi legati all'anonimato in rete, spiegando come riconoscere e arginare l'odio online, il "body shaming" e gli "hate speeches". Gli studenti sono stati inoltre messi in guardia sulle gravi conseguenze legali di reati come il "revenge porn", ricevendo indicazioni chiare sulle buone prassi da adottare per segnalare immediatamente ogni episodio sospetto alle autorità competenti.

Oltre all'aspetto repressivo, gli incontri hanno mirato a scardinare gli stereotipi sociali e a promuovere una cultura dell'inclusione. Attraverso l'esperienza maturata sul campo, i reparti operativi hanno illustrato gli strumenti giuridici a tutela delle vittime, sottolineando l'importanza fondamentale di rompere il muro del silenzio. L'invito rivolto ai ragazzi è stato quello di diventare parte proattiva della società, chiedendo aiuto non solo quando si è vittime dirette, ma anche quando si è semplici testimoni di condotte discriminatorie o violente.