Castelvetrano, processo per la morte di Francesco Carbonello: le deposizioni di due medici

Redazione Prima Pagina Marsala

Prosegue davanti al giudice monocratico del Tribunale di Marsala, Francesca Maniscalchi, il processo per omicidio colposo legato alla scomparsa dell'insegnante salemitano Francesco Carbonello. Durante il corso dell'udienza di oggi 13 marzo, il Pubblico Ministero Sara Varazi che ha depositato agli atti le cartelle cliniche originali e i verbali del pronto soccorso relativi al ricovero della vittima.

La vicenda clinica di Francesco Carbonello ha inizio il 29 maggio 2019, quando l'insegnante salemitano viene ricoverato presso il reparto di Medicina dell'ospedale di Castelvetrano a causa di una violenta colite acuta. Nonostante le cure prestate, il quadro clinico non mostra alcun segno di miglioramento per oltre dieci giorni di degenza, inducendo i sanitari a disporre il trasferimento del paziente nel reparto di Chirurgia dello stesso nosocomio. In questo secondo reparto, l'uomo viene sottoposto a un primo intervento chirurgico, seguito a breve distanza da un secondo intervento chirurgico reso necessario dal precipitare delle sue condizioni. È proprio nell'immediato post-operatorio della seconda operazione che avviene il decesso, il 19 giugno, un epilogo tragico che ha spinto i familiari a presentare la denuncia da cui è scaturita l'attuale inchiesta per omicidio colposo contro dodici medici della struttura.

Il dibattimento di oggi si è concentrato sull'audizione di due testimoni, un dirigente sanitario e un medico, entrambi chiamati a chiarire aspetti amministrativi e organizzativi interni al nosocomio. La dirigente, ha precisato di aver operato esclusivamente sulla base della documentazione cartacea, senza aver mai avuto un contatto diretto con il paziente o aver effettuato valutazioni cliniche sulle sue condizioni. La sua deposizione è servita principalmente a confermare i periodi di presenza in servizio dei sanitari coinvolti, analizzando gli elenchi delle presenze del personale nel periodo contestato tra aprile e giugno 2019.

Secondo quanto riferito dai testi, l'assenza del nome di un sanitario dagli elenchi delle presenze esclude categoricamente la sua attività in reparto in quel dato momento. Particolare attenzione è stata rivolta alla posizione della dottoressa Paola Acquaro, una dei dodici imputati. Dall'analisi dei registri è emerso che la dottoressa Acquaro non era in servizio tra il 30 aprile e il 7 maggio. Per quanto riguarda il periodo cruciale di metà giugno, la sua presenza è stata rilevata nelle giornate di sabato 15 e domenica 16 giugno, con un turno pomeridiano che nell'ultima giornata si è protratto dalle ore 20:00 fino alle 23:00.

Secondo quanto riferito in aula, la firma di un medico attesta formalmente la sua presenza fisica in reparto, ma non garantisce necessariamente che lo stesso abbia effettuato una visita specifica sul paziente in quel momento. Inoltre, è stato spiegato che le cartelle cliniche vengono solitamente siglate da chi effettua formalmente le dimissioni e dal primario, quando presente in struttura.

Il processo, nato dalla denuncia dei familiari, assistiti dagli avvocati Francesco Salvo e Marco Romanelli, punta a fare luce sulle presunte negligenze avvenute durante gli oltre dieci giorni di ricovero tra i reparti di medicina e chirurgia. Il decesso dell'insegnante avvenne dopo due interventi chirurgici effettuati a seguito di un aggravamento delle sue condizioni, inizialmente trattate come una colite acuta. A seguito della denuncia, la Procura di Marsala ha disposto l’autopsia da cui accertamenti sarebbero emerse le presunte responsabilità a carico dei medici per i quali è stato ora il rinvio a giudizio e istruito il processo.

Gli imputati sono: Antonino Lo Sciuto, Angelo Maria Patti, Amedeo Musiari Brunone, Carmelo De Bilio, Giuseppe Gioia, Gaetano Furgiuele, Antonio Tavormina, Paola Acquaro, Alessandro Traficante, Alberto Allotta, Domenico Vitale e Maurizio Di Piazza.