Quando la Sanità non è solo malasanità: il mio "Grazie" al reparto di Ortopedia del "Paolo Borsellino"
Siamo abituati, per deformazione professionale e per dovere di cronaca, a dare voce al dissenso. Sulle scrivanie di noi giornalisti arrivano quotidianamente segnalazioni di malasanità, racconti di liste d'attesa infinite, disservizi strutturali o di personale talvolta reso scorbutico da turni massacranti. Raccontiamo ciò che non va perché è giusto farlo, ma oggi sento il dovere morale di invertire la rotta e raccontare una storia di segno opposto, di cui sono stata, mio malgrado, protagonista.
Il mio “calvario” è iniziato il 14 dicembre 2024, a causa di una rovinosa caduta domestica che ha causato una frattura scomposta della rotula, un infortunio che mi ha proiettata improvvisamente nel cuore dell’Ospedale "Paolo Borsellino" di Marsala.
Oggi, dopo un anno e due mesi di sofferenza e incertezze, posso dire di aver trovato non solo medici competenti, ma una vera e propria squadra che spicca per le doti umane.
Il mio ringraziamento più profondo va ai chirurghi ortopedici che mi hanno operata e seguita con dedizione: i Dottori Roberto Lo Duca, Nicolò Galvano e Paolo D’Amico-Scialabba. Grazie alla loro consulenza medica, l’intervento di cerchiaggio con fili di Kirschner è perfettamente riuscito, permettendomi di affrontare il lungo percorso di recupero.
Ma la guarigione, si sa, non passa solo attraverso il bisturi. In un reparto di ortopedia, il supporto morale e psicologico è fondamentale per non abbattersi nei momenti di immobilità. In questo, l'intera equipe è stata impeccabile. Un plauso particolare va alla gestione del reparto, coordinata con professionalità da Ignazio Curatolo e dall’infermiera dell'ambulatorio pre-ricoveri Alessandra Di Gregorio, figure che incarnano quella sanità fatta di ascolto e vicinanza al paziente che troppo spesso diamo per scontata.
Lo scorso 27 gennaio, con la rimozione dei mezzi di sintesi, si è chiuso un capitolo difficile della mia vita. Se oggi guardo al futuro con ottimismo, è perché ho incontrato professionisti che onorano ogni giorno il proprio camice, trasformando un luogo di sofferenza in un presidio di speranza.
Il mio "grazie" più sentito va dunque a chi ha saputo trasformare quel timore in fiducia, a chi si affida con lo sguardo la domanda mi sveglierò?: in particolar modo alla Dirigente Medico specialista in Anestesia e Rianimazione Anna Magazzù, per la sua rassicurante competenza; all’infermiere di anestesia Francesco Figlioli, all'infermiera Ivana Scandaliato; e allo "sprintoso", energico e simpaticissimo barellista Ennio Tumbarello, capace di strappare un sorriso anche sulla soglia della sala operatoria.
Esiste una buona sanità in Sicilia, ed è fatta di persone che lavorano in silenzio, con competenza e umanità. Ed è per questo che, da giornalista, oggi scelgo di documentare la "buona notizia" che dovrebbe essere, e non sempre lo è, la prassi.
Rosalba Pipitone