Sea Watch 5 attracca a Trapani: la Ong sfida il governo per "stato di necessità"
La Sea Watch 5 ha attraccato nel porto di Trapani nel primo pomeriggio di mercoledì, decidendo di non rispettare le disposizioni delle autorità italiane che avevano assegnato Marina di Carrara come porto di sbarco. La Ong tedesca ha dichiarato lo stato di necessità per i 57 naufraghi a bordo, evitando così una navigazione di oltre mille chilometri che avrebbe prolungato la permanenza in mare di persone già in condizioni critiche.
La decisione di dirigersi verso lo scalo siciliano segue un provvedimento del Tribunale dei minori di Palermo emesso martedì. Su istanza della stessa Ong, il tribunale aveva disposto il trasbordo immediato su motovedette della Guardia Costiera di 23 minori, tra cui venti non accompagnati e tre bambini con le rispettive famiglie, per consentire il loro sbarco urgente in Sicilia.
L'organizzazione ha motivato la disobbedienza alle autorità denunciando una grave crisi sanitaria sulla nave. Tra i sopravvissuti si registrano casi di ustioni da carburante, forte mal di mare e uno stato di spossatezza generale che, secondo lo staff medico, espone i naufraghi al rischio di infezioni e sepsi. A bordo è presente anche una donna incinta. Dalla Sea Watch definiscono "irresponsabile" il blocco imposto dall'Italia, parlando di un'offesa ai diritti umani e ribadendo che la rotta verso Trapani è stata l'unica opzione possibile per tutelare il diritto alla vita delle persone soccorse.
La Ong si prepara ora alle possibili sanzioni previste per la violazione delle indicazioni governative. I vertici dell'organizzazione prevedono un probabile fermo amministrativo della nave, sottolineando come negli ultimi due anni si siano verificati oltre trenta casi simili che hanno coinvolto diverse flotte di ricerca e soccorso, costrette a restare in porto nonostante le emergenze nel Mediterraneo.