Tentato omicidio a Marsala: il Tribunale condanna l'imputato a 11 anni di reclusione
Il collegio giudicante, presieduto dal Presidente Vito Marcello Saladino, con i giudici a latere Giuseppina Montericcio e Francesco Paolo Pizzo, ha pronunciato sentenza di condanna superiore alle stesse richieste della pubblica accusa per i fatti di sangue avvenuti il 20 luglio 2024. L'imputato, il cittadino tunisino K., è stato condannato a 11 anni di reclusione, superando di un anno la richiesta avanzata dal Pubblico Ministero Giuseppe Lisella.
Il caso era scoppiato a seguito dell'arrivo simultaneo di tre uomini al pronto soccorso, inizialmente giustificato con versioni contrastanti che spaziavano dalla rapina all'incidente fortuito. Secondo la ricostruzione dell'accusa, corroborata dalle intercettazioni ambientali, K. avrebbe colpito alla testa il connazionale M. con un’arma da taglio pesante, probabilmente una mannaia o un'accetta. Il fendente, sferrato alle spalle mentre la un terzo soggetto tentava di sedare una lite nata per futili motivi, aveva causato lesioni craniche gravissime e focolai emorragici, rendendo necessario un trasferimento d'urgenza in neurochirurgia a Palermo dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico.
Durante il corso dell'arringa difensiva, l'avvocato Vito Daniele Cimiotta ha tentato di scardinare l'impianto accusatorio facendo leva sull'esito delle perizie. Il legale ha evidenziato come in contrada Scacciaiazzo, luogo del presunto scontro, siano state rinvenute esclusivamente tracce ematiche appartenenti a K., trovato in stato comatoso per una ferita all'arteria femorale. La difesa ha sostenuto l'impossibilità tecnica di un'aggressione così violenta ai danni dell'odierna persona offesa in assenza di tracce ematiche della vittima sulla scena, ipotizzando che i fatti fossero avvenuti in contesti separati e chiedendo l'assoluzione dell'imputato perchè il fatto non sussiste.
Il collegio giudicante ha tuttavia ritenuto provata la responsabilità penale di K. accogliendo anche le istanze della parte civile rappresentata dall'avvocato Francesco La Vela. Oltre alla pena detentiva, l'imputato è stato condannato al risarcimento dei danni in favore della vittima, con la fissazione di una provvisionale immediatamente esecutiva di 20 mila euro, oltre alla rifusione delle spese legali sostenute dalla parte civile.