NOTA STAMPA
Alla luce del dibattito che si è innescato nei giorni scorsi, relativamente alla riqualificazione dell’Isola di Schola, a fronte dell’immotivato allarmismo posto in essere dal Circolo Marsala-Petrosino di “Legambiente” sento il dovere di puntualizzare alcuni aspetti che possono essere utili al fine di avviare finalmente un dibattito costruttivo su questa ed altre questioni.
Partirei da un dato certo.
La parola “riqualificazione”, in termini di valorizzazione di un patrimonio importante qual è l’isola di Schola non può essere interpretata quale azione di devastazione ambientale, a priori.
Perché, vedete, oltre la malafede su quanto sopra riportato (e mi dispiace dover puntualizzare un’ovvietà) il ragionamento che consegno al dibattito è il seguente: l’isola di Schola, unica di proprietà comunale rappresenta un patrimonio importante, una componente preziosa della Laguna dello Stagnone e proprio per questo abbiamo il dovere di sottrarla all’incuria per restituirla ad una dimensione di conoscenza, tutela e fruizione consapevole.
Parliamo di un ecosistema di straordinario valore, che va protetto non attraverso l’abbandono ma con un’azione qualificata e responsabile.
Per questo trovo francamente sproporzionato l’allarmismo che si è registrato in questi giorni.
Prima ancora di conoscere un progetto immaginare scenari di devastazione ed attribuire intenzioni diverse a chi invece punta su un percorso di valorizzazione, non aiuta né il confronto, tantomeno l’ambiente che tutti diciamo di voler difendere.
E questa è l’occasione per ribadire la necessità per il nostro territorio di superare un’idea della tutela ambientale che per quanto mi riguarda non può coincidere con l’immobilismo e nemmeno con l’idea che un luogo possa essere protetto soltanto se rimane dimenticato.
Perché secondo questo principio, allo stato attuale l’area più “naturale” in assoluto, data dall’assenza dell’uomo non può essere altra che Chernobyl.
Schola può diventare esattamente il contrario, un presidio di cultura ambientale nel cuore dello Stagnone, la quale valorizzazione non può che essere (anche questo è un dato di fatto) perfettamente coerente con gli strumenti di tutela dati dai piani di gestione dei siti “Natura 2000”.
La possibilità di fruirne in maniera responsabile, la collaborazione con Università e centri di ricerca, percorsi di educazione ambientale, gli strumenti per dimostrare che si può anche mettere in campo un’idea di turismo sostenibile, rispettoso dei luoghi.
Azioni da collegare agli altri interventi debitamente inseriti nel programma di governo premiato solo poco più di due mesi fa dalla stragrande maggioranza dei marsalesi, e che comincia a prendere forma nelle azioni che giornalmente come Amministrazione Comunale portiamo avanti con grande sinergia. Parliamo di bird-watching, della bonifica del territorio dalle migliaia di tonnellate di rifiuti disseminati lungo tutto il territorio per fare spazio a sentieri attrezzati per il trekking, di una maggiore e più puntuale cura del verde (ed il consequenziale potenziamento delle squadra in servizio dal 2027 con nuove assunzioni per esempio), della valorizzazione di villa Cavallotti quale vero e proprio “monumento” da consegnare alle future generazioni, il contrasto al fenomeno degli incendi delle plastiche.
Vedete, la questione ambientale, la necessità di invertire rotta nel tempo in cui sono evidenti gli effetti del cambiamento climatico, il fatto che l’umanità solo qualche settimana fa (l’Overshoot Day) ha consumato con cinque mesi di anticipo quanto il pianeta è in grado di generare in un anno, sono cose importanti.
Ed a prescindere dal “benaltrismo”, con la lucidità di chi è consapevole che i processi vanno governati, che chi ha l’onere di amministrare deve fare delle scelte consapevoli e nell’esclusivo interesse della comunità, che non può esserci giustizia sociale se non ci si orienterà verso la giustizia ambientale, credo sia giunto il momento per chi ha una sensibilità nel senso del rispetto dell’ambiente, di abbandonare un certo provincialismo, le smanie di protagonismo e le sindromi da primi della classe.
Tutte condizioni che allontanano la gente comune e che respingono anche i più consapevoli.
Dobbiamo avere la forza di ribaltare il paradigma secondo il quale parlare di ambiente equivalga a bloccare lo sviluppo, fermare il progresso, limitare l’occupazione.
Perché la sfida riguarda esattamente il contrario.
Costruire nuovi modelli di sviluppo, custodire e valorizzare l’immenso patrimonio storico e naturalistico, riforestare quanto più possibile anche il nostro territorio, mettere in campo un nuovo piano di gestione del ciclo di rifiuti, “governare” le questioni più delicate tenendo conto degli interessi in campo, sostenere un altro modello di agricoltura, realizzare le Comunità Energetiche.
Tanto lavoro ci aspetta.
Decidiamo se continuare ad “ululare alla luna” nella continuità del più mediocre provincialismo autoreferenziale solo per marcare la differenza o scegliamo di confrontarci con i problemi, proporre le soluzioni e cambiare davvero lo stato di cose presente.
Daniele Nuccio Assessore alle Politiche Ambientali AVS-Europa Verde