Marsala, Anatolij, il gigante buono ucciso dai botti: il racconto della tragica notte

La lettera firmata inviata in redazione: un appello contro l'inciviltà e l'omissione di soccorso

Redazione Prima Pagina Marsala
Redazione Prima Pagina Marsala
28 Agosto 2026 08:45
Marsala, Anatolij, il gigante buono ucciso dai botti: il racconto della tragica notte

Dalla campagna sicana alla vita marsalese tra passeggiate e gesti d'affetto, Anatolij era il gigante buono di tutti, un Pastore del Caucaso fiero e protettivo. Quella tragica notte di Ferragosto, però, il terrore provocato dai fuochi d'artificio lo ha spinto alla fuga, portandolo a un probabile investimento stradale e a una morte ingiusta. La sua storia diventa un atto d'accusa contro l'inciviltà dei botti incontrollati e l'omissione di soccorso, trasformandosi in un appello accorato per pretendere controlli severi, rispetto e giustizia.

La lettera firmata inviata alla nostra redazione:

Io lo chiamavo bambino, nicuzzo, picciliddo, nonostante avesse raggiunto quasi i 70 kg di peso. Anatolij era un Pastore del Caucaso, una razza meravigliosa, e lui ne era un degno rappresentante: fiero, sicuro di sé, protettivo, dotato di un equilibrio che fatico persino a trovare in un essere umano. Forza e dolcezza coesistevano in lui con grande armonia e, per questo, per tutti quelli che lo hanno conosciuto, era “Il gigante buono”.

Da quando ha aperto i suoi occhietti orientali fino a quella tragica notte, ha scelto me come punto di riferimento, “mamma” e capobranco. È nato a Palazzo Adriano, come me; è cresciuto nella campagna sicana, dove scorrazzava felice tra gli ulivi e si rinfrescava negli abbeveratoi (anche a gennaio, con l’acqua letteralmente ghiacciata). Nel suo sguardo leggevo la gratitudine per aver sempre assecondato il suo lato più selvaggio. Siamo sempre stati complici, legati da un filo che nemmeno adesso si è spezzato.

A maggio 2024 ci trasferiamo a Marsala. Scelgo una casetta con un bel giardino, comodo, grande abbastanza, considerate le sue dimensioni. Da quel momento, Anatolij inizia a vivere la città con me: passeggiate in centro, aperitivi allo Stagnone, pizze sul molo, tramonti in spiaggia e colazioni al bar. Sistematicamente diventava l’attrazione principale di ogni posto che frequentavamo. I gestori dei locali ormai ci conoscevano e lo accoglievano con una ciotola d’acqua fresca e qualche leccornia ben gradita.

Centinaia di persone lo hanno conosciuto in questi anni da “trapiantati” a Marsala: molti rimanevano stupiti dalle sue dimensioni ed esclamavano il localissimo “Marooò”, che ci faceva particolarmente ridere; altri ci chiedevano di che razza fosse (se cane, leone o orso) o se avesse mangiato (io, divertita, rispondevo che c’era sempre spazio per il dessert); a tutti quelli che hanno incrociato il suo sguardo buono, bambini e adulti, ha strappato un sorriso.

Tutto bellissimo, vero? Fino al 14 agosto 2026.

Quel pomeriggio lavoravo; lo saluto, come al solito, con una coccola, acqua fresca ed un biscotto.

Vado a cena, torno a casa, non lo trovo; così, con il mio compagno Ivan, iniziamo a cercarlo.

La vicina, anche lei affezionatissima ad Anatolij, ci dice di aver visto la foto del nostro cane in un gruppo locale su Facebook. Nella descrizione che accompagna il post si parla di Corso Calatafimi. Ho pensato che fosse troppo lontano rispetto a casa nostra e che il cane fosse scappato a causa di una forte fonte di stress: i soliti terrificanti “botti”!

Anatolij era ormai traumatizzato da questo rumore assordante. Da quando ci siamo trasferiti, spessissimo, le nostre serate tranquille venivano interrotte da questo frastuono. I fuochi venivano accesi vicinissimi alla nostra abitazione; pensate che ne vedevamo chiaramente il bagliore in giardino. Accadeva anche la notte, tanto che ormai, ad ogni rumore, mi svegliavo per controllare che stesse bene.

La tolleranza di Anatolij nei confronti dei fuochi e dei rumori molto forti era estremamente variabile in funzione della loro distanza da casa. Abbaiava a quelli lontani e che non percepiva come minaccia. Io premiavo di volta in volta questo suo comportamento, incoraggiandolo a non avere paura.

Quando invece questo accadeva nel nostro quartiere (parlo di fuochi d’artificio, ma anche di petardi di grosso calibro e, al mattino presto, di veri e propri spari da arma da fuoco), la situazione precipitava. Nonostante il mio conforto, il suo cuore batteva all’impazzata e, per diverse ore dall’evento, restava in allerta, sobbalzando al minimo rumore.

Quella notte, ci precipitiamo nel punto indicato e troviamo Anatolij a terra, circondato da una decina di persone.

“Fino a dieci minuti fa camminava tranquillamente in Piazza Caprera”, ci dice un uomo lì presente.

Mi avvicino al cane e capisco che qualcosa di molto grave deve essere successo: non si alza, non mi riconosce, è fortemente disorientato e rigido in corrispondenza degli arti e della schiena. Lo portiamo immediatamente al centro veterinario “Araba Fenice” di Marsala; anche lì Anatolij aveva lasciato il segno in passato, facendosi coccolare dalle gentili dottoresse che lo avevano visitato.

Da un ECO-FAST mostra “liquido” nella regione addominale, molto probabilmente sangue. Non so se le cose sarebbero potute andare diversamente con dei tempestivi soccorsi, ma so per certo che, senza la causa scatenante, Anatolij sarebbe rimasto in giardino a casa ad aspettarmi e a farmi le feste al mio ritorno, come sempre. Questo non sarà più possibile purtroppo.

Durante quelle ore interminabili, arriva una violentissima convulsione; la veterinaria lo seda per permetterci di affrontare il viaggio verso Palermo, dove avrebbe dovuto effettuare esami più approfonditi e chiarificatori, come la TAC.

Purtroppo, poco prima di arrivare nella seconda clinica, il cuore di Anatolij smette di battere. È finita. Si è chiuso tragicamente un capitolo della mia vita.

Le condizioni in cui lo abbiamo ritrovato sono molto compatibili con un trauma violento da investimento. Ricordo ancora una volta che si trattava di un Pastore del Caucaso di quasi 70 kg.

Allora, da lì, inizio ad analizzare ogni singolo dettaglio della vicenda e vado su tutte le furie.

Anatolij non è morto per cause naturali: aveva solo 5 anni.

Anatolij è scappato solo ed esclusivamente per i botti, l’unica condizione che lo stressava talmente tanto da cercare una via di fuga.

Quindi, la domanda che mi/vi pongo è la seguente: nel 2026, in una società moderna e civilizzata, possiamo ancora permettere che queste scelte del tutto inutili ed incoscienti causino traumi, spesso con esiti fatali, ai nostri animali? Ne vale davvero la pena?

Ritorniamo a quella sera: immaginate un cane fortemente disorientato che scappa da casa sua e fugge il più lontano possibile dal quella fortissima fonte di stress. Quello che succede dopo non lo so con esattezza purtroppo, ma non lascia grande spazio all’immaginazione: Anatolij viene PRESUMIBILMENTE investito da un veicolo che procede a grande velocità, causando traumi spinali, diffuse emorragie interne e la successiva morte per arresto cardiaco.

Quindi, la seconda domanda che mi/vi pongo è la seguente: nel 2026, in una società moderna e civilizzata, si può lasciare un cane a terra in quelle condizioni dopo averlo PRESUMIBILMENTE investito?

Ho presentato un esposto alla Polizia Municipale affinché possano indagare sulle dinamiche dell’evento.

Chiedo quindi, a nome mio e, credo, anche a nome di chiunque abbia un animale da compagnia, di effettuare maggiori controlli sul fronte “fuochi d’artificio” (secondo l’art. 703 del Codice Penale, è vietato accendere fuochi d’artificio in luoghi abitati, vie pubbliche o vicino a persone senza autorizzazione ) e di punire in maniera ESEMPLARE chi non presta soccorso ad un animale dopo averlo ferito.

Detto questo, ringrazio i Marsalesi (e non) che hanno accolto me ed Anatolij con affetto, in particolare i vicini di casa, che hanno sorriso con noi, coccolato e viziato Anatolij ed infine, purtroppo, pianto per lui.

Ringrazio anche tutte le persone che hanno cercato di aiutare Anatolij in quella tragica notte di Ferragosto, dai passanti alle veterinarie.

Voglio che questa tragedia dia spunti di riflessione: l’inciviltà e l’indifferenza possono ancora oggi trovare spazio in una comunità “sana”?

L’empatia e il rispetto verso ogni forma di vita sono valori preziosi: coltiviamoli!

Buona vita, bimbo mio! Spero che, ovunque tu sia, grazie a questo minuscolo granello di sabbia spostato dalla “mamma”, tu possa un giorno osservare un mondo migliore!

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