NOTA STAMPA
Da settimane le associazioni di categoria si rincorrono in comunicati trionfali: annata "sotto i migliori auspici", grappoli "sani ed equilibrati", vendemmia "di elevata qualità" pronta a "conquistare i mercati". Coldiretti, Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia, Cia e Assovini sembrano aver scritto lo stesso identico copione, ciascuno con la propria firma in calce. Peccato che, mentre gli uffici stampa limano gli aggettivi, nei vigneti della Sicilia occidentale la vendemmia 2026 stia raccontando tutt'altra storia.
Da luglio la nostra regione è sotto una cappa di calore che non si è mai davvero allentata. Non un'ondata, ma una condizione ormai strutturale, che sta bruciando le uve e comprimendo ulteriormente rese già magre negli anni scorsi. Chi lavora la terra lo sa bene: si raccoglie meno, molto meno, e quel poco che resta lo si difende grappolo per grappolo. Chi invece scrive i comunicati preferisce parlare di "escursioni termiche favorevoli" e di "maturazione lenta e completa": la stessa siccità che svuota i grappoli, raccontata come se fosse un pregio dell'annata.
E l'acqua? Qui la beffa si fa doppia. Gli invasi del territorio sono pieni, eppure ai campi arriva poco o nulla: reti colabrodo, perdite lungo i canali, gestione inefficiente di un patrimonio idrico che dovrebbe essere la salvezza dei vigneti in un'estate come questa e che invece resta bloccato tra dighe non certificate, condotte da anni senza manutenzione e uffici che si rimpallano le competenze. Lo diciamo da mesi, inascoltati: un invaso pieno che non irriga è un invaso inutile, e nessun comunicato "di elevata qualità" può nascondere questo fallimento.
A tutto questo si somma una crisi di mercato che le associazioni di categoria conoscono benissimo ma che raramente accompagna i loro entusiasmi: cantine piene di vino invenduto, giacenze che si accumulano da annate precedenti e che comprimono i prezzi riconosciuti ai produttori proprio mentre i costi di produzione volano. Meno uva, meno reddito, e un magazzino già saturo che rende ancora più difficile collocare quel poco che si raccoglierà quest'anno.
Calore che non concede tregua, acqua che non arriva nonostante gli invasi pieni, mercato saturo e prezzi al ribasso: non sono tre emergenze distinte, ma un'unica tempesta perfetta, capace di mettere in ginocchio anche le aziende vitivinicole meglio gestite. Ridurre tutto questo a "un'annata di grande qualità" non è ottimismo: è una narrazione che protegge chi dovrebbe vigilare, non chi ogni giorno lavora la terra.
I Guardiani del Territorio chiedono con fermezza al Governo Regionale di smettere di affidarsi ai comunicati stampa delle associazioni di categoria per farsi un'idea dello stato dell'agricoltura siciliana. Chiediamo che l'Assessorato all'Agricoltura, attraverso i propri uffici del Dipartimento Agricoltura, avvii un monitoraggio costante e indipendente della reale situazione nei vigneti della Sicilia occidentale, rese effettive, stato idrico, giacenze di cantina, per verificare sul campo, dati alla mano, la fondatezza delle nostre denunce e smontare una narrazione che non trova più riscontro nella realtà.
Non bastano le parole di circostanza né gli applausi di rito. Un comparto allo stremo ha bisogno di risorse vere e immediate: strumenti di sostegno al reddito, interventi sulla crisi idrica che non si esauriscano negli annunci, misure concrete per accompagnare le imprese attraverso una delle stagioni più difficili degli ultimi anni. Il Governo Regionale scelga da che parte stare: con chi racconta le vendemmie, o con chi le vendemmie le vive sulla propria pelle.
Il Direttivo dell'Associazione "I Guardiani del Territorio"