Anche a Trapani, così come in molte altre province italiane, è scattata una vasta operazione dei Carabinieri contro il narcotraffico internazionale legato alla ‘ndrangheta. Dalle prime ore del mattino, più di 200 militari dell’Arma e dello Squadrone Eliportato “Cacciatori” di Calabria hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, che ha portato all’applicazione di 35 misure cautelari in carcere.
L’operazione non ha interessato solo il territorio reggino, ma ha esteso il proprio raggio d’azione a diverse province della penisola tra cui Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L’Aquila. Le accuse mosse a vario titolo agli indagati comprendono l’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso – per aver agito al fine di agevolare la potente cosca Alvaro di Sinopoli –, la detenzione di armi, un tentato sequestro di persona a scopo di estorsione e altri reati, per un totale di 47 capi di imputazione.
Le indagini, coordinate dalla Dda e condotte dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Palmi e dal Nucleo Investigativo del Gruppo di Gioia Tauro, si sono sviluppate in due fasi distinte. La prima ha preso le mosse da un ordine di indagine europeo incentrato sulle chat criptate della piattaforma "Sky Ecc", svelando un imponente traffico di cocaina dal Sudamerica al porto di Gioia Tauro tra il 2020 e il 2021. Secondo gli inquirenti, il sistema era orchestrato da due detenuti all'epoca compagni di cella e dai loro familiari all'esterno, con un volume di traffici ricostruito di oltre 300 chili di droga e il coinvolgimento di alcuni portuali infedeli per l'esfiltrazione dei carichi.
La seconda fase investigativa, condotta tra l'aprile 2023 e il luglio 2024, ha confermato la piena operatività del sodalizio sotto la guida del figlio di uno dei vertici originari. Anche in questo caso è emerso l’uso sistematico di telefoni criptati, corrieri e autonoleggiatori compiacenti per rifornire le piazze di spaccio di diverse città, tra cui Catania e Palermo. Nel corso delle indagini i carabinieri hanno arrestato in flagranza quattro corrieri, sequestrando oltre 25 chili di cocaina pura.
Il quadro delineato dalla Procura, guidata da Giuseppe Borrelli, evidenzia la forte propensione del gruppo all'uso della violenza e all'intimidazione di stampo mafioso per risolvere controversie economiche o imporre regole di mercato, come dimostrato da un tentato sequestro di persona ai danni di un acquirente moroso e da intimidazioni armate contro attività commerciali ritenute concorrenziali.