La Sicilia brucia, ostaggio di un’altra estate di fuoco e di un’incapacità cronica di pianificare la prevenzione. Dal 18 luglio a oggi, i vigili del fuoco hanno superato quota mille interventi, un bollettino di guerra che fotografa non solo la furia delle fiamme, ma soprattutto il fallimento totale di chi dovrebbe proteggere il territorio e invece si limita a rincorrere le emergenze quando il danno è già fatto.
Nel Palermitano la situazione è drammatica. Da Monreale a Carini, passando per Castronovo, Caccamo e Roccapalumba, il paesaggio è sfigurato da colonne di fumo e cenere. A Casaboli e Pioppo i boschi sono ridotti in cenere mentre i canadair tentano disperatamente di arginare fronti immensi. Le fiamme arrivano a minacciare le abitazioni, costringendo i cittadini a fare i conti con la paura e con la totale assenza di interventi strutturali di salvaguardia ambientale che non siano la classica pezza messa quando ormai è troppo tardi.
La morsa non risparmia nessuna provincia, rievocando i drammi già vissuti solo poche settimane fa, come il devastante rogo che circa un mese fa, a metà giugno, aveva colpito duramente Montagna Grande nel trapanese, divorando circa 600 ettari di vegetazione tra bosco e macchia mediterranea nella zona di Casal Monaco, alimentato dallo scirocco e sospinto fino a Macari, lasciandosi dietro i segni di un'area già martoriata nel 2020 e riaccendendo lo scontro politico sulla riforma dei forestali. Nel Catanese, a Ragalna, l'avanzata del fuoco ha imposto l'evacuazione precauzionale di diverse famiglie.
Ma il quadro più allarmante si registra ad Agrigento, dove un devastante incendio di interfaccia ha costretto a sgomberare un centinaio di persone e a trasferire d'urgenza ventidue pazienti da una clinica minacciata dalle fiamme, con tanto di rischio legato a un impianto di stoccaggio dell'ossigeno. Scene da terzo mondo, figlie di una politica che continua a trattare la manutenzione del verde e la difesa civile come un costo evitabile anziché come una priorità assoluta.
A completare questo desolante bollettino ci sono i roghi di sterpaglie lungo l'autostrada E90, nei pressi di Altavilla e Termini Imerese, che confermano come persino le grandi arterie di comunicazione siano totalmente prive di fasce tagliafuoco e di una pulizia basilare dei margini stradali. Nel frattempo, i caserme dei vigili del fuoco e i reparti della forestale tirano la carretta con turni raddoppiati, turni massacranti e mezzi spesso insufficienti, lasciati soli a tamponare falle strutturali enormi.
Ogni anno la solita litania: si grida all'emergenza, si punta il dito contro i piromani e si celebrano gli eroi in divisa. Ma la verità è che questa regione continua a pagare il prezzo salatissimo dell'abbandono, dell'assenza di controlli efficaci e di una programmazione regionale che continua a fallire miseramente sulla pelle dei siciliani.