Omicidio Titone: la Corte d’Assise d’Appello conferma l’ergastolo per Giovanni Parrinello

Redazione Prima Pagina Marsala

La II sezione della Corte d’Assise d’Appello di Palermo, ieri 20 febbraio, ha confermato la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Trapani, ribadendo il carcere a vita per il pregiudicato Giovanni Parrinello e la condanna a 17 anni e mezzo di reclusione per la sua compagna, la trentaduenne Lara Scandaliato. Nonostante i tentativi della difesa di derubricare il delitto a un gesto d'impeto privo di pianificazione, i giudici palermitani hanno mantenuto fermo l'impianto accusatorio, limitandosi a escludere l’aggravante della crudeltà ma confermando la gravità dell'azione omicida.

Titone -u baruni- venne brutalmente assassinato il 26 settembre del del 2022 all’interno della sua abitazione in via Nicolò Fabrizi a Marsala. Parrinello venne fermato poche ore dopo e arrestato dai Carabinieri, grazie ad una descrizione fornita dalla Polizia.

Fu Lara Scandaliato ad accusare il compagno e far ritrovare i sacchetti con gli abiti sporchi di sangue utilizzati durante l’omicidio e l’arma del delitto: un piccolo piede di porco.

Titone venne ucciso con 26 colpi al cranio e alla faccia. A fornire alla Polizia l’identikit del presunto assassino erano stati alcuni residenti della zona che avevano visto Parrinello allontanarsi assieme alla compagna dall’abitazione della vittima. Secondo gli investigatori, dietro il delitto ci sarebbe un debito non saldato per una fornitura di stupefacenti.

 Oltre all'omicidio, infatti, i due imputati sono stati condannati per rapina, essendosi impossessati del portafoglio della vittima subito dopo averla colpita a morte.

Per ciò che riguarda la posizione di Lara Scandaliato., sebbene inizialmente la donna avesse tentato di accreditare una versione che la vedeva spettatrice esterna e ignara della violenza del compagno, le indagini successive hanno smontato questo alibi, portando al suo arresto nel giugno del 2023. Per l'accusa, la trentaduenne non si trovava fuori dall'abitazione in attesa, ma era presente all'interno della casa di via Fabrizi, fornendo un supporto attivo a Parrinello durante l'esecuzione del delitto. 

Questa complicità, seppur priva della premeditazione riconosciuta invece al compagno, le è valsa la psevera condanna confermata ora anche in secondo grado.