Blitz Exodus: anche la provincia di Trapani nella rete della maxi truffa agricola dei Fondi UE

Le indagini hanno permesso di documentare un profitto illecito che sfiora i 2 milioni di euro tra il 2018 e il 2022

Redazione Prima Pagina Marsala
Redazione Prima Pagina Marsala
20 Febbraio 2026 13:27
Blitz Exodus: anche la provincia di Trapani nella rete della maxi truffa agricola dei Fondi UE

C’è anche la provincia di Trapani al centro della vasta operazione condotta dai Carabinieri per la Tutela Agroalimentare, che ha smantellato un sofisticato sistema dedito alla frode sui contributi europei. L'inchiesta, coordinata dalla Procura Europea (EPPO) di Palermo, ha fatto luce su un sodalizio criminale capace di drenare ingenti risorse destinate al comparto agricolo siciliano, coinvolgendo diverse aziende e professionisti del settore sparsi nell'isola.

L'operazione ha portato all'esecuzione di sei misure cautelari e al coinvolgimento complessivo di 22 indagati. Le attività investigative hanno svelato come il territorio trapanese fosse uno dei tasselli fondamentali di un mosaico illecito che si estendeva, oltre Trapani, fino alle province di Messina, Catania, Enna e Siracusa, con sponde amministrative insospettabili fuori regione.

Il sistema poggiava su una strategia di "migrazione" dei fascicoli aziendali. Molte imprese siciliane, incluse realtà operanti nel trapanese, spostavano la propria gestione burocratica verso Centri di Assistenza Agricola (CAA) situati nelle province di Salerno e Latina. Questo spostamento non era casuale, ma serviva a eludere i controlli delle autorità locali e a facilitare l'inserimento di dati falsi nei sistemi dell'AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura).

L'organizzazione agiva attraverso tre direttrici principali per trarre in inganno l'organismo pagatore. In primo luogo, venivano costituite società "fantasma" prive di una reale struttura operativa. Successivamente, queste aziende acquisivano in modo fraudolento titoli PAC dalla Riserva Nazionale, dichiarando il possesso di terreni agricoli mai realmente concessi o, in alcuni casi, falsamente indicati come acquisiti tramite usucapione.

Le indagini hanno permesso di documentare un profitto illecito che sfiora i 2 milioni di euro tra il 2018 e il 2022. Una parte di questo denaro, circa 361.000 euro, è stata oggetto di sequestro preventivo, colpendo conti correnti, titoli e proprietà immobiliari. Gli inquirenti hanno accertato che i proventi della truffa venivano sistematicamente ripuliti attraverso operazioni di autoriciclaggio, con passaggi di denaro tra diversi conti societari o il reinvestimento dei capitali sporchi in aste pubbliche.

Oltre all'arresto domiciliare per uno degli indagati e all'obbligo di dimora, il Giudice per le Indagini Preliminari di Messina ha imposto per un anno il divieto di esercitare attività d'impresa o ricoprire uffici direttivi a quattro imprenditori.

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