Terzo mandato ai sindaci: lo scontro che ha paralizzato l'ARS
Il dibattito sulla riforma degli Enti Locali all'Assemblea Regionale Siciliana si è trasformato in un vero e proprio scontro frontale a causa dell'emendamento riguardante il terzo mandato consecutivo per i sindaci dei comuni fino a 15.000 abitanti. La norma, che punta a recepire l'orientamento nazionale per garantire continuità amministrativa nei centri medio-piccoli, è diventata il perno di una crisi di nervi tra maggioranza e opposizione. Durante la seduta, il clima è degenerato quando le opposizioni hanno accusato il Governo di usare questo tema come merce di scambio politica, sottolineando come la mancanza di un accordo interno alla coalizione di centrodestra stesse di fatto bloccando l'intera attività legislativa.
Il punto di rottura si è verificato sulla gestione dei tempi e sulla presenza stessa degli esponenti della Giunta in aula.
Mentre l'onorevole De Luca parlava di un Vietnam parlamentare, il cuore tecnico della contesa restava l'articolo che avrebbe permesso ai primi cittadini uscenti di ricandidarsi per la terza volta. Per i sostenitori della norma, si tratta di una questione di efficienza e di rispetto della volontà popolare che spesso fatica a trovare alternative valide nei piccoli borghi. Per i detrattori, invece, il rischio è quello di creare dei piccoli regni personali, limitando il ricambio democratico.
Il clima di tensione ha raggiunto il suo apice con la clamorosa decisione di Cateno De Luca di abbandonare l’aula. Dopo aver scagliato un duro atto d’accusa contro quello che ha definito un «Governo ologramma», l'onorevole ha annunciato l'intenzione di non partecipare più ai lavori, lasciando platealmente il proprio scranno. Quello di De Luca non è apparso come un semplice gesto di stizza, ma come una precisa strategia politica volta a denunciare la «mortificazione dell’aula». Secondo il deputato, il vuoto tra i banchi del Governo non rappresentava solo un’assenza fisica degli assessori, ma un segnale di profondo disprezzo istituzionale verso il dibattito parlamentare in corso.
La seduta si è conclusa con un nulla di fatto, lasciando in sospeso una decisione che migliaia di amministratori locali siciliani attendono con ansia per programmare il proprio futuro politico.