L'inchiesta che ha portato ai domiciliari un operaio forestale di 54 anni nel trapanese svela dettagli che vanno oltre la semplice cronaca di un disastro ambientale. Secondo le indagini condotte dai Carabinieri e coordinate dalla Procura, l'uomo non si sarebbe limitato ad appiccare le fiamme che hanno devastato 83 ettari di territorio a Buseto Palizzolo lo scorso agosto, ma avrebbe trasformato i suoi atti criminali in una sorta di macabro trofeo.
Dalle analisi tecniche è emerso infatti che l'indagato avrebbe utilizzato il proprio smartphone per riprendere i focolai da lui stesso appiccati, inoltrando poi i filmati ad alcuni colleghi di lavoro. Questo particolare ha sollevato un polverone politico e amministrativo, portando l'assessore regionale al Territorio e Ambiente, Giusi Savarino, a una presa di posizione durissima. L'esponente del governo Schifani ha infatti chiesto ufficialmente al Dipartimento dello Sviluppo rurale di individuare ed esautorare dal servizio tutti coloro che, pur avendo ricevuto o visionato tali prove, hanno scelto la via del silenzio invece di denunciare i fatti alle autorità.
L'assessore ha inoltre ribadito che, in caso di condanna definitiva, nei confronti dell'operaio verranno applicate le sanzioni massime previste dalle nuove e più severe normative nazionali contro i piromani. L'uomo, che nelle immagini dell'inchiesta appare intento a nascondersi tra la vegetazione per sfuggire alla vista dei mezzi aerei impegnati nello spegnimento, si trova ora ristretto ai domiciliari con l'obbligo del braccialetto elettronico.
A completare il quadro delle misure cautelari, i militari dell'Arma hanno proceduto al sequestro preventivo di un piccolo arsenale legalmente detenuto dal cinquantaquattrenne, composto da sei fucili e una pistola. L'operazione segna un punto di svolta nella lotta agli incendi dolosi in Sicilia, colpendo non solo chi distrugge attivamente il patrimonio boschivo ma anche quella rete di complicità e omertà che rischia di vanificare gli sforzi delle squadre antincendio.