A Trapani le partecipate sembrano attraversare una stagione singolare: cambiano i protagonisti, si svuotano le poltrone, ma quando arriva il momento delle spiegazioni il silenzio diventa improvvisamente affollatissimo.
In ATM è successo tutto in pochi giorni. Prima le dimissioni del presidente Francesco Murana del 2 agosto motivate con ragioni personali e di salute, poi, il 4 agosto, quelle della vicepresidente Laura Montanti. Due amministratori su tre fuori quasi contemporaneamente.
Peccato che lo Statuto ATM sia molto meno riservato.
L'articolo 22 dello Statuto stabilisce chiaramente che quando viene meno anche uno solo degli amministratori cessa l'intero Consiglio di amministrazione. Non resta, dunque, un CdA affidato al componente superstite Massimo Valenti. Il Consiglio è cessato e chi rimane può compiere soltanto atti di ordinaria amministrazione.Lo Statuto dispone inoltre che l'assemblea per la nomina del nuovo Consiglio venga convocata d'urgenza. E fissa anche un termine: trascorsi 15 giorni dalle dimissioni senza convocazione, deve provvedere il Collegio sindacale.
I quindici giorni sono trascorsi e dei nuovi vertici non c'è traccia pubblica. Così come non si conoscono data e modalità dell'eventuale convocazione dell'assemblea e non compare alcun avviso pubblico per la scelta dei nuovi amministratori.
E pensare che appena poche settimane prima la fotografia era completamente diversa. Il 15 luglio Murana, Montanti e Valenti annunciavano insieme l'accordo sul contratto integrativo dei lavoratori, parlando di una decisiva svolta verso la normalizzazione dei rapporti fra azienda e dipendenti. Poi, nel giro di pochissimo, Presidente e Vicepresidente hanno lasciato.
Nel frattempo ATM continua a funzionare. E se i Consigli di amministrazione cambiano, una figura attraversa da anni le diverse stagioni della partecipata: Massimo La Rocca.
Prima amministratore unico, poi direttore generale, La Rocca è rimasto una presenza centrale nella storia recente di ATM. Nel luglio 2025 una nuova selezione pubblica lo ha confermato alla direzione generale per altri cinque anni. In buona sostanza, in ATM i CdA passano, il Direttore Generale resta.
Una presenza che negli ultimi mesi è finita anche al centro di uno scontro pubblico. A giugno il sindaco Giacomo Tranchida contestò apertamente la mancata attuazione di alcuni indirizzi impartiti dal socio, mentre sulla società pesavano problemi di organico, BRT, strisce blu e previsioni economiche tutt'altro che leggere.Ed è un particolare che oggi acquista un significato diverso. Perché sopra la struttura amministrativa il CdA è cessato, mentre la macchina aziendale continua a muoversi, con servizi da garantire, personale, contratti, procedure e decisioni da assumere.
Non aiuta a dissipare i dubbi neppure il clima che ha preceduto le dimissioni. ORSA Trasporti ha parlato di una «singolare e inquietante contiguità temporale» tra la crisi del CdA e le contestazioni sulla procedura per il nuovo Gestore dei Trasporti, richiamando rilievi che sarebbero stati formulati anche dal Segretario generale del Comune, dall'Ufficio Partecipate e dal Collegio sindacale. Il sindacato è arrivato a chiedere che ATM non procedesse a nuove nomine o ad atti di straordinaria amministrazione legati alle procedure contestate fino al ripristino della governance.
Una coincidenza temporale che il sindacato ha deciso di sottolineare e che rende ancora più curioso il silenzio seguito alla crisi dei vertici.
Perché mentre ATM continua a gestire autobus, parcheggi, personale e risorse pubbliche, resta un punto tutt'altro che secondario: lo Statuto consente, dopo la cessazione del CdA, soltanto l'ordinaria amministrazione. Sapere quali atti siano stati adottati da allora e dove sia stato collocato il confine tra ordinario e straordinario sarebbe quindi qualcosa di più di una curiosità.
Anche il sito istituzionale sembra essersi adeguato alla generale atmosfera di sospensione: nella pagina dedicata al CdA continuano a comparire Murana presidente, Montanti e Valenti componenti. Una fotografia del passato per raccontare un presente sul quale, invece, le informazioni scarseggiano.
Tutto mentre il Comune di Trapani, socio unico della società, sembra avere scelto la virtù della pazienza, forse persino troppa.
Perché quando due dei tre amministratori di una partecipata pubblica lasciano nel giro di pochi giorni, qualche spiegazione non sarebbe un atto di cortesia, sarebbe trasparenza.
Invece, anche ATM sembra confermare una curiosa regola delle partecipate trapanesi: quando le poltrone sono occupate se ne parla molto. Quando si svuotano, improvvisamente, conviene parlare meno.
Il silenzio, del resto, ha un grande vantaggio, non deve essere motivato, non lascia verbali e soprattutto non risponde alle domande.