A nove giorni dalla conclusione della campagna elettorale e dalla proclamazione di Andreana Patti a Sindaco di Marsala, candidata sostenuta dal centrosinistra e da liste civiche dissidenti del centro destra, emerge un dato politico che non può essere ignorato: la clamorosa disfatta del centrodestra marsalese e trapanese.
I numeri parlano da soli. Andreana Patti ha ottenuto 20.963 voti, il sindaco uscente Massimo Grillo si è fermato a 13.804, Giulia Adamo, candidata del centrodestra, appena 6.342 voti. Anche il dato delle coalizioni conferma il fallimento politico: la coalizione a sostegno di Patti ha raccolto 19.211 preferenze, quella a sostegno di Grillo 9.770 e quella del centrodestra 10.084. Numeri impietosi che certificano non soltanto una sconfitta elettorale, ma il fallimento di un’intera classe dirigente che ha dimostrato di non avere una visione, un progetto politico e amministrativo credibile da proporre alla città.
Gli errori del centrodestra non sono iniziati durante la campagna elettorale, ma molto prima. Dopo il passo indietro di Nicola Fici, dopo il rifiuto di Salvatore Ombra a candidarsi a Sindaco, e dopo la mancata convergenza sulla candidatura di Enzo Sturiano, il centrodestra si è ritrovato improvvisamente senza una guida, senza una strategia e senza un nome condiviso. Una situazione che ha messo a nudo tutte le divisioni interne e l’incapacità dei partiti di costruire una proposta politica seria e competitiva.
Ed è a questo punto che è stata individuata Giulia Adamo come candidata Sindaco. Una scelta che molti hanno interpretato fin dall’inizio come il tentativo disperato di trovare un nome autorevole dietro cui nascondere il vuoto politico della coalizione.
Durante il corso della sua lunga carriera politica ha ricoperto ruoli importanti come sindaco di Marsala, Presidente della Provincia di Trapani e deputata regionale, lasciando comunque un segno nella storia politica del territorio. Consegnarla a una competizione elettorale priva delle condizioni politiche necessarie per essere competitiva ha significato esporla a una sconfitta che appariva largamente prevedibile.
Molto probabilmente il centrodestra marsalese e trapanese continuano a essere ostaggio di logiche personalistiche che prevalgono sistematicamente sugli interessi del territorio. Troppo spesso le decisioni vengono assunte non sulla base della qualità dei progetti politici o della forza dei candidati, ma in funzione degli equilibri interni e delle convenienze personali.
Il sospetto, neppure troppo velato, è che alcuni dirigenti abbiano preferito evitare la crescita politica di figure marsalesi forti per non alterare i rapporti di forza in vista delle future elezioni regionali. Una logica miope che sacrifica intere comunità sull’altare delle ambizioni individuali offrendo una delle peggiori prove politiche degli ultimi anni nella provincia di Trapani.
Non bastano le analisi post-elettorali o i comunicati di circostanza. Serve un’assunzione di responsabilità.
I partiti regionali del centrodestra dovrebbero trovare il coraggio di prendere atto del fallimento espresso dalla propria classe dirigente provinciale, avviando un profondo e radicale azzeramento dei vertici delle strutture trapanesi. Questo passaggio non deve essere inteso come una punizione nei confronti di singoli esponenti, bensì come l'unica via per ricostruire da zero una proposta politica finalmente credibile. È indispensabile liberare una volta per tutte il territorio da personalismi esasperati, veti incrociati e logoranti lotte di potere che, nel recente passato, hanno finito per produrre soltanto profonde divisioni e pesanti battute d'arresto.
La lezione emersa chiaramente dal contesto di Marsala non lascia spazio a dubbi: quando le forze politiche antepongono i propri equilibri interni e gli interessi di bottega alle reali necessità dei cittadini, il risultato finale si rivela inevitabilmente fallimentare. Quella consumata a Marsala, d'altronde, non può essere derubricata a semplice e fisiologica sconfitta elettorale; si è trattato, al contrario, di una vera e propria Caporetto politica che impone una riflessione immediata e un cambio totale di rotta.
Miriam Di Girolamo