La Suprema Corte di Cassazione ha rigettato il terzo ricorso presentato dai legali dei fratelli marsalesi Antonio e Massimo Sfraga, rispettivamente di 59 e 53 anni. Con questa decisione si chiude in via definitiva una complessa vicenda processuale durata ben quindici anni, confermando la condanna a tre anni di reclusione ciascuno – pena peraltro già scontata dagli imputati – per il reato di illecita concorrenza compiuta con minaccia o violenza.
Gli Sfraga, ex noti operatori nel settore del commercio all'ingrosso di prodotti ortofrutticoli nella zona di Strasatti e Petrosino, erano stati arrestati il 10 maggio 2010 nell'ambito della celebre operazione "Sud Pontino". L'inchiesta, condotta dalla Dia di Roma e dalla Squadra mobile di Caserta, aveva svelato un pervasivo asse criminale tra Cosa Nostra e il clan dei Casalesi volto a imporre il monopolio dei trasporti su gomma verso i principali mercati del Centro-Sud, tra cui Fondi, Catania e Gela. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due fratelli marsalesi rappresentavano il perfetto trait d’union tra i clan siciliani legati a Riina e Provenzano e la criminalità organizzata campana.
Al centro dell'ultimo round giudiziario in Cassazione vi era l'attendibilità del collaboratore di giustizia Gianluca Costa. I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto valide le sue dichiarazioni, forti del fatto che lo stesso pentito fosse già stato giudicato attendibile nel processo a carico di Gaetano Riina.
Una decisione che ha però suscitato la ferma reazione del collegio di difesa, composto dagli avvocati Diego Tranchida, Bonsignore e Pansini. I legali hanno denunciato una grave violazione del principio del giusto processo, sostenendo che l'utilizzo di accuse cristallizzate in altri procedimenti sottragga il teste al necessario contraddittorio tra le parti. Per questa ragione, la difesa ha già annunciato l'intenzione di presentare ricorso davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo.
Resta intanto confermato il parallelo provvedimento di prevenzione che ha disposto la confisca definitiva del patrimonio dei fratelli Sfraga, stimato in circa 7 milioni di euro. Il provvedimento colpisce numerosi beni, tra cui spiccano cinque abitazioni tra Marsala e Mazara, cinque terreni tra Marsala e Castelvetrano, le imprese di famiglia e diverse vetture, tra cui la Bmw già assegnata e utilizzata dal Comune di Petrosino.