Quando la paura prende il posto della fiducia nelle istituzioni, il rischio è che a difendersi dai ladri si finisca per diventare protagonisti di episodi di violenza. A Marsala, dove da settimane si susseguono segnalazioni di furti e tentativi di intrusione nelle abitazioni delle contrade, la tensione tra i residenti sta raggiungendo livelli preoccupanti. E il confine tra legittima preoccupazione e giustizia fai-da-te rischia di trasformarsi in una linea sempre più sottile, con conseguenze potenzialmente drammatiche.
L’ultimo episodio si è verificato nella serata di ieri, in via Agnello, in contrada Ciancio, alla periferia est della città. Un trentenne, insospettito dalla presenza di una coppia che si aggirava a piedi nella zona in cui abita e temendo che stesse perlustrando il quartiere per compiere furti, avrebbe deciso di chiedere spiegazioni. La discussione sarebbe rapidamente degenerata in una rissa, culminata con un accoltellamento. L’uomo è stato raggiunto da un fendente sotto un’ascella e trasportato al pronto soccorso dell’ospedale "Paolo Borsellino".
Sul posto sono intervenute due pattuglie dei carabinieri e una della Guardia di finanza. Secondo quanto comunicato dalla Prefettura, i presunti autori del nuovo episodio sono stati identificati. Un fatto che, al di là delle responsabilità individuali che dovranno essere accertate, restituisce la fotografia di una situazione nella quale la paura rischia di alimentare altra paura e la ricerca di sicurezza può trasformarsi in un ulteriore fattore di pericolo.
Dalle segnalazioni alle ronde, fino alle aggressioni. Da diverse settimane i residenti di numerose contrade marsalesi segnalano furti e tentativi di furto nelle abitazioni. Il fenomeno ha alimentato preoccupazione e insofferenza, spingendo alcuni cittadini a organizzare ronde serali e notturne per vigilare sulle proprie case e sulle strade dei quartieri. Ma la vigilanza spontanea, quando si trasforma in iniziative di controllo e confronto diretto con persone sospettate, può facilmente degenerare.
È già accaduto nei pressi dell’autoparco comunale di Ponte Fiumarella, dove un uomo sospettato di essere un ladro sarebbe stato picchiato. Ora l’accoltellamento di contrada Ciancio aggiunge un nuovo e inquietante capitolo a una vicenda che rischia di compromettere proprio quella sicurezza che i cittadini vorrebbero difendere.
Il problema non è soltanto la paura dei furti, comprensibile soprattutto quando si teme che la propria casa possa diventare un bersaglio. È anche il rischio che il sospetto venga scambiato per una prova e che qualcuno si attribuisca il diritto di fermare, interrogare o punire chiunque ritenga sospetto. Una strada pericolosa, nella quale si può passare in pochi istanti dalla parte di chi chiede protezione a quella di chi commette un reato.
Il vertice in Prefettura e i numeri dei controlli. Proprio l’allarme nelle contrade marsalesi ha spinto la Prefettura di Trapani a convocare per la mattina di oggi, 27 ottobre, una nuova seduta del Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduto dal prefetto Daniela Lupo, con la partecipazione dei vertici delle Forze dell’Ordine, della Procura della Repubblica di Marsala e del sindaco.
L’incontro, come annunciato nella nota diffusa ieri, è dedicato alla situazione del territorio marsalese, con particolare riferimento agli episodi verificatisi nelle contrade del settore sud e al clima di allarme tra la popolazione. Sul tavolo anche la verifica dei risultati delle misure già concordate nella riunione del 15 ottobre e l’esame del nuovo episodio di cronaca.
In quella sede era stato disposto il potenziamento dei servizi antisciacallaggio e dei controlli straordinari nelle contrade di Fornara, Ventrischi, Strasatti, Pastorella, Bambina, Ponte Fiumarella e Sant’Anna. Previsti anche maggiori controlli nelle ore serali e notturne lungo le principali arterie, sulle strade secondarie e sulle tratte ferroviarie, oltre a verifiche nei confronti di persone sottoposte a obblighi giudiziari.
I numeri riferiti dalla Prefettura documentano un’attività significativa. Dal 13 al 24 ottobre sono state identificate 955 persone e controllati 496 mezzi; sono state contestate 41 violazioni al Codice della strada ed eseguite otto perquisizioni. Nell’attività sono state impiegate 29 pattuglie della Polizia di Stato e 32 dell’Arma dei carabinieri, con il concorso dei reparti specializzati e della Polizia stradale.
Ulteriori servizi straordinari, svolti tra giugno e ottobre nel centro storico e a Strasatti, hanno riguardato 360 persone, 125 veicoli e tre esercizi commerciali. A questi si aggiungono 14 servizi straordinari dell’Arma dei carabinieri, oltre all’attività ordinaria delle forze di polizia.
Il nodo delle denunce: sui social l’allarme è maggiore. C’è però un aspetto che merita particolare attenzione. Secondo quanto riferito dal procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala, dal mese di agosto sono state presentate undici denunce contro ignoti per furti in abitazione nelle zone interessate, mentre non risultano denunce per rapina. La Procura ha inoltre evidenziato che le persone offese non avrebbero fornito elementi utili all’identificazione degli autori. Le numerose segnalazioni che circolano sui social network e nelle chat WhatsApp, dunque, non trovano una corrispondenza altrettanto ampia nelle denunce formalizzate alle autorità.
Una differenza che non significa necessariamente che le preoccupazioni dei residenti siano infondate, ma che rende più difficile ricostruire con precisione la portata degli episodi e individuare eventuali responsabili. Senza denunce, dettagli circostanziati e collaborazione con gli investigatori, il sospetto rischia di rimanere una voce che si alimenta da sola, mentre le indagini perdono informazioni preziose.
La sicurezza non si difende con la giustizia privata. Il messaggio lanciato dalla Prefettura è netto. Il prefetto Daniela Lupo ha ribadito la necessità di denunciare qualsiasi episodio alle forze dell’ordine, sottolineando l’illegittimità di ogni forma di giustizia privata e i rischi che queste iniziative comportano per la sicurezza pubblica e individuale. Il procuratore ha a sua volta richiamato l’attenzione sulle possibili conseguenze delle reazioni individuali o di gruppo: oltre a essere perseguibili per legge, possono compromettere le indagini in corso e mettere in pericolo gli stessi cittadini.
È questo il punto sul quale Marsala è chiamata a riflettere. I residenti hanno diritto a sentirsi sicuri, a chiedere controlli più efficaci e a pretendere risposte concrete dalle istituzioni. Ma nessuna paura, per quanto comprensibile, può trasformare una ronda in un tribunale improvvisato o un sospetto in una condanna. La sicurezza non si misura soltanto nel numero delle pattuglie impiegate, ma anche nella capacità di impedire che la paura produca altra violenza. Servono prevenzione, presenza sul territorio, indagini efficaci e collaborazione dei cittadini.
E serve soprattutto che chi assiste a un episodio o subisce un furto denunci, senza affidare la propria difesa all’improvvisazione. Perché il rischio, altrimenti, è che nel tentativo di proteggere le proprie case si finisca per mettere in pericolo le persone, trasformando le strade delle contrade in luoghi di confronto e vendetta. E quando si arriva ai coltelli, la paura non è più soltanto quella di subire un furto: è quella, ben più grave, che la sicurezza venga travolta proprio da chi pensa di difenderla.