Abbiamo ricevuto uno scritto del giornalista Alberto Di Paola, da tempo sensibile alla tematica. Nel suo testo, il cronista denuncia con forza la drammatica situazione in cui versa la sanità pubblica nella provincia di Trapani, focalizzandosi sul completo abbandono in cui si trovano migliaia di giovani affetti da depressione, ansia, autolesionismo e dipendenze.
La carenza di personale e le gravi lacune strutturali del Centro Salute Mentale e del SERD di Marsala riducono i servizi all'osso, con orari limitati e nessuna reperibilità H24. Di fronte alle emergenze, i pazienti vengono rimbalzati nei pronto soccorso o trasferiti nei soli due reparti psichiatrici della provincia, situati a Trapani e ad Alcamo, ormai perennemente in overbooking. Il risultato è un vuoto assistenziale istituzionale che costringe le famiglie, spesso prive di strumenti, a farsi carico da sole della crisi dei propri figli, ricorrendo a professionisti privati o assistendo impotenti al peggioramento di una popolazione giovanile invisibile e lasciata ai margini.
Il testo integrale:
Al Centro Salute Mentale di Marsala l’organico è insufficiente. Il servizio è aperto solo dalle 8 alle 14 dal lunedì al venerdì. Non esiste reperibilità H24. Per un’emergenza il paziente viene portato al pronto soccorso del Paolo Borsellino di Marsala, dove resta per molte ore in attesa. Poi arriva l’ambulanza che lo trasferisce a Trapani per una consulenza. Se serve un ricovero in psichiatria la situazione è ancora più grave. In una provincia con oltre 400 mila abitanti ci sono solo due reparti ospedalieri, uno a Trapani e uno ad Alcamo, sempre in overbooking. La stessa condizione di disagio cronico si registra al SERD di Marsala. Il servizio pubblico sanitario in questa provincia è pesantemente deficitario. Eppure la fascia di popolazione che presenta disturbi seri si è enormemente allargata. Migliaia di giovani vite vengono lasciate allo sbando.
Senza una guida, senza un punto di riferimento, molti di loro finiscono con l’andare a delinquere per lo stato di dipendenza in cui si trovano. I più fragili si abbandonano a episodi di autolesionismo e tentativi di suicidio per attirare l’attenzione. Qualcuno purtroppo è finito male. Sono ragazzi che vivono come zombie, ai margini di una società sorda, cieca e muta. Un grave disagio psicologico, psichiatrico e/o di dipendenza li consuma giorno dopo giorno. Nessuno si prende cura di loro se non la famiglia, spesso altrettanto spaesata e senza strumenti per affrontare l’emergenza.
E lo deve fare pagando professionisti privati, perchè le lunghe attese al CSM disorientano e scoraggiano. Il sistema pubblico sembra non vedere, non sentire, non parlare. E intanto i numeri crescono. I giovani nerd, quelli che la società considera solo ragazzi chiusi in camera davanti a uno schermo, sono in realtà una popolazione sommersa di individui che soffrono in silenzio, senza avere nessuno che li ascolti davvero.
Il Centro Salute Mentale di Marsala è diventato il simbolo di questa indifferenza. Non stiamo parlando della professionalità del personale, ma dei vuoti nell’organico che non permettono l’erogazione di un servizio sanitario sufficiente alla collettività. Aperto poche ore al giorno, chiuso nei fine settimana e nei giorni festivi. Come si fa a gestire un’emergenza psicologica e/o psichiatrica con questi orari? La risposta è semplice: non si può. E così i ragazzi finiscono al pronto soccorso, dove i medici non sono formati per gestire queste patologie, dove le attese sono interminabili, dove l’unica soluzione è l’ambulanza per Trapani, quando va bene.
Perché quando va male, quando il tentativo di suicidio è riuscito, non serve più nulla. La provincia di Trapani, con i suoi 400 mila abitanti, ha solo due reparti di psichiatria. Due. Uno a Trapani e uno ad Alcamo. Sempre pieni, sempre in overbooking, sempre con liste d’attesa che non finiscono mai. Eppure i disturbi psichiatrici tra i giovani sono in aumento esponenziale. La depressione, l’ansia, i disturbi alimentari, le dipendenze da sostanze e da comportamenti compulsivi sono ormai un’emergenza sociale.
Ma il sistema non regge.
Al SERD di Marsala la situazione è identica. Un servizio per le dipendenze che dovrebbe accogliere, curare, accompagnare i ragazzi verso la guarigione. Invece è un altro tassello di un mosaico che si sgretola. I giovani dipendenti da sostanze, da alcol, da gioco d’azzardo, da internet, non trovano assistenza costante: il personale è insufficiente a fronteggiare le richieste di aiuto. Vengono lasciati in balia di se stessi, delle proprie fragilità, delle proprie dipendenze. E molti, per procurarsi la dose o per il semplice stato di necessità, finiscono per commettere reati. La cronaca quotidiana è piena di questi episodi. Ragazzi che rubano, che spacciano, che si fanno male. E dietro ogni episodio c’è una storia di solitudine, di abbandono, di un sistema che non c’è. La sanità pubblica siciliana, e in particolare quella del trapanese, è in uno stato di profonda crisi. Ma quello che colpisce di più è l’indifferenza con cui si affronta il problema.
Non si parla abbastanza di salute mentale. Non si investe abbastanza. Non si capisce che questi ragazzi, questi giovani zombie come vengono definiti, sono il campanello d’allarme di una società che ha smesso di prendersi cura dei propri figli. La famiglia regge, quando può, ma non basta. Serve un servizio pubblico che funzioni, che sia presente H24, che abbia personale adeguato, che possa offrire risposte tempestive. Serve che il Centro Salute Mentale di Marsala non sia più un ufficio aperto mezza giornata, ma un presidio territoriale capace di intercettare il disagio prima che si trasformi in tragedia. Serve che il SERD sia potenziato, che i reparti psichiatrici vengano aperti anche a Marsala, che la provincia di Trapani non sia più un deserto sanitario. Ma intanto i giorni passano, i ragazzi continuano a soffrire, le famiglie continuano a lottare da sole. E il sistema, sordo, cieco e muto, continua a non vedere.
Alberto Di Paola