“Una punta di Sal”. Il silenzio che uccide

La verità sul caso Denise ostacolata dall’omertà e la mancata collaborazione

Redazione Prima Pagina Marsala
Redazione Prima Pagina Marsala
09 Maggio 2021 08:46
“Una punta di Sal”. Il silenzio che uccide

“Voglio sapere una cosa sola – disse il maresciallo - me la dici e ti lascio subito andare a vendere le panelle ai ragazzi: chi ha sparato? – Perché – domandò il panellaro, meravigliato e curioso – hanno sparato?”. Ecco il classico esempio di omertà descritto nel dialogo tra il maresciallo e il panellaro ne “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia. In Sicilia si “vive” di omertà, un termine che in origine rappresentava la consuetudine vigente nella malavita meridionale (mafia, camorra), per cui si doveva mantenere il silenzio sul nome dell’autore di un delitto affinché questi non fosse colpito dalle leggi dello stato, ma soltanto dalla vendetta dell’offeso.

Nell’uso attuale, vedi il caso della scomparsa della piccola Denise Pipitone, è la solidarietà diretta a celare l’identità dell’autore di un reato, dettata da interessi pratici o di consorteria (oppure imposta da timore di rappresaglie) che consiste nell’astenersi volutamente da accuse, denunce, testimonianze, o anche da qualsiasi giudizio nei confronti di una determinata persona o situazione. L’omertà è il silenzio su un delitto o sulle sue circostanze in modo da ostacolare la ricerca e la punizione del colpevole. Se solo si riuscisse a sconfiggere l’omertà, il crimine scomparirebbe dal pianeta, perché sarebbe privo di una base.

La mafia è un fenomeno articolato che non si combatte, soltanto sul piano militare. La mafia trionfa su un treno di collusione e di consenso. Nelle regioni in suo potere, essa si sostituisce allo Stato, garantendo ordine, aiuto e protezione. Le mafie si sono sviluppate, proprio sfruttando la diffidenza delle popolazioni meridionali nei confronti dello Stato, uno Stato che al sud è vissuto come estraneo. L’assenza della legalità tiene lontani dal meridione, investitori e turisti e contrasta inoltre il normale svolgimento della vita politica e civile.C’è una forma di omertà innata nel genere umano che deriva dalla paura di ricevere un danno irrimediabile dall’esporsi, dalla denuncia di nomi o fatti, con conseguenze che potrebbero intaccare il quieto vivere di ciascuno.

La rottura dell’omertà in genere, implica, un diffuso solidarismo sociale, uno scarso potere di dominio del più forte sul più debole. E’ un intreccio complesso, di complicità, di giochi psicologici e materiali di dominio e di soggezione, con risvolti particolarmente significativi per quanto concerne la supremazia del ruolo maschile.

Ma ritorniamo al caso emblematico di Denise. Da 17 anni la bambina, ormai donna di 21 anni, non si trova, Eppure a Mazara qualcuno ha visto o ha sentito come si è svolto il rapimento e dove la bambina, allora aveva 4 anni, è stata portata. L’omertà ha provocato il depistaggio. Il pm Maria Angioni ha raccontato di tentativi di depistaggio, persone sospettate che sapevano di essere intercettate e omertà dovuta al fatto che per qualcuno punire una donna che aveva tradito il coniuge fosse una cosa non solo accettabile ma addirittura auspicabile.

La dottoressa Angioni ha dimostrato molto coraggio e fermezza nel raccontare la situazione affrontata subito dopo la sparizione di Denise, tanto da dichiarare: “Abbiamo avuto grossi problemi. Abbiamo capito che dopo tre giorni tutte le persone sottoposte a intercettazioni già sapevano di essere sotto controllo. A un certo punto, quando ho avuto la direzione delle indagini, ho fatto finta di smettere di intercettare e poi ho ripreso da capo con forze di polizia diverse, nel disperato tentativo di salvare il salvabile”.

Affermazioni gravissime secondo le quali la polizia giudiziaria avrebbe fatto trapelare informazioni coperte da segreto, e solo questo basterebbe per far riaprire il caso; ma a ciò si aggiunge anche il sospetto della dottoressa Angioni che i rapitori di Denise si siano serviti della collaborazione di elementi della criminalità organizzata e della mafia. Il magistrato ha affermato persino di aver trasmesso alcune informazioni alla Direzione Distrettuale Antimafia, perché le modalità con cui era avvenuto il rapimento facevano pensare ad un’organizzazione gestita da professionisti, e per quel che riguarda l’omertà e la mancanza di collaborazione di alcune persone della popolazione di Mazara Del Vallo, Angioni dice di essere convinta che ci fu un chiaro intento di punire una moglie infedele portandole via la figlia e non facendola più ritrovare.

L’omertà è una vera e propria legge, quella del non far rimostranze contro l’offensore, né rivelarne il nome o denunziarne il reato, riserbando la vendetta per sé; l’omertà è la caratteristica più spiccata del comportamento della gente nelle zone di mafia, in particolare in Sicilia. La gente, soprattutto in passato, la praticava per timore della vendetta del mafioso, ma più ancora per una sorta di rispetto di un codice cavalleresco che vietava di far entrare nella contesa gli estranei (carabinieri, giudici, ecc..).

Si possono capire, perciò, le grandi difficoltà che i vari pentiti, di cui Buscetta è un esempio, hanno incontrato, decidendo di collaborare con la giustizia, infrangendo, così, la “legge del silenzio” e andando incontro a vendette spietate da parte dei boss mafiosi. I modelli culturali di un popolo sono la sua presentazione, sono schemi sedimentati nei secoli che si tramandano non solo con le parole ma con gli sguardi, la mimica e le consuetudini. Si deve molto seminare, “far sapere”, “non tacere” per vincere questo fenomeno pervasivo e forte.

Nel cuore abita la verità dell’uomo, nei rioni del silenzio le atrocità della mafia. Perché c’è tanta omertà?

Salvatore Giacalone

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