Emergono nuovi e importanti dettagli nell’indagine della Dda di Palermo sulla rete dei finanziatori di Matteo Messina Denaro, con particolare riferimento ai legami tra il capomafia e la famiglia di Giacomo Tamburello. Vecchi atti investigativi della Procura di Firenze, che aveva aperto un fascicolo per spaccio internazionale di stupefacenti in seguito alle confidenze di Paolo Salvatore Truglio, documentano infatti i canali finanziari illeciti e le dinamiche interne alla famiglia di Campobello di Mazara. Nelle intercettazioni della Procura toscana, nate da un filone di spaccio di hashish e cocaina sull'asse Spagna-Italia, sono rimaste impresse le conversazioni in cui l’ex moglie del narcos, Maria Antonina Bruno, che avrebbe tentato di bloccare le spericolate operazioni immobiliari del figlio Luca, giovane manager finanziario intenzionato a gestire in prima persona il patrimonio.
Nelle intercettazioni Giacomo e Luca Tamburello (padre e figlio) mostrano competenze finanziarie; è coinvolta, appunto, Antonina Bruno, ex moglie di Giacomo e madre di Luca: secondo le ricostruzioni, era l'amministratrice e titolare effettiva della Cinzano Ltd, una società offshore costituita alle Isole Cayman e centrale nell'occultamento e nella movimentazione dei capitali illeciti.Luca Tamburello non sarebbe un semplice prestanome, ma una figura chiave con competenze finanziarie di alto livello. Laureato in discipline bancarie internazionali, con esperienze professionali presso istituti di rilievo (come Morgan Stanley a Londra), è ritenuto la mente strategica che ha gestito il "tesoro" nascosto tra l'Europa, il Libano e le Isole Cayman.
Questi dialoghi assumono oggi una rilevanza probatoria fondamentale, confermando le rivelazioni dei collaboratori di giustizia. Il pentito Vincenzo Spezia ha infatti tracciato l'identikit dell'avvocato Antonio Messina, indicandolo come l'uomo d'unione "pungiuto" del clan e intimo dei Tamburello. Era proprio il legale, secondo l’accusa, a farsi latore delle pressanti richieste di denaro contante per sostenere la famiglia di Messina Denaro in momenti di forte carenza di liquidità.
I magistrati palermitani contestano ai Tamburello un patto societario stabile con l'ex latitante: il narcos era stato autorizzato direttamente da Cosa nostra a gestire il redditizio business internazionale della droga, a patto di versare una percentuale fissa del 10% sui guadagni complessivi direttamente nelle mani del boss. I flussi finanziari accumulati sin dagli anni Ottanta sono stati reinvestiti nel tempo grazie alle specifiche competenze tecniche del figlio Luca, ex dipendente di importanti istituti di credito a Londra. L’intera impalcatura criminale ha subito un duro colpo nei giorni scorsi con l'arresto dei tre esponenti della famiglia e il contestuale maxisequestro di beni per circa 200 milioni di euro, distribuiti in diversi paradisi fiscali e banche estere.