La Corte Suprema di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato dall'imputata E.C. (assistita dall'avv. Ileana Cannia): passa così in giudicato la sentenza che la vede condannata per omicidio colposo alla pena di anni 1 e mesi 8 di reclusione (pena sospesa) oltre al pagamento delle spese processuali.
I fatti risalgono alla giornata del 9 giugno 2018, quando la vittima S.M., un agricoltore di Campobello di Mazara, si recava al nosocomio di Castelvetrano per forti dolori al petto e alle spalle. Secondo l’accusa, il medico di turno al pronto soccorso di Castelvetrano non si accorgeva della gravità delle condizioni dell’uomo.
Il paziente veniva visitato da un primo infermiere il quale disse che non era nulla di grave; interveniva poi il medico che, secondo l’accusa, avrebbe agito con «negligenza, imprudenza e imperizia».
La dott.ssa E.C. in particolare, non avrebbe indagato a sufficienza per formulare una corretta diagnosi, effettuando poi «un’errata scelta sul piano clinico-terapeutico» prescrivendo un antidolorifico (Toradol, n.d.A.), «oscurando - secondo l’accusa - il sintomo principale del paziente, ovvero il dolore, e rendendo, in tal modo, meno agevole l’accertamento della reale patologia». In serata, l’agricoltore moriva per infarto acuto.
I familiari della vittima sono stati assistiti dagli avvocati Lilla Lo Sciuto, Giuseppe Pantaleo, Gianni Caracci.
Ai nostri microfoni gli avvocati Lo Sciuto e Pantaleo:
Oggi la giustizia ha compiuto il proprio dovere, restituendo dignità a una vicenda profondamente dolorosa. Resta l’inaccettabilità umana di una vita spezzata proprio laddove si cercava cura: la negligenza medica in una struttura ospedaliera è un trauma che i familiari non dovrebbero mai subire. Sebbene nulla possa colmare il vuoto della perdita, come legali sentiamo il dovere di esprimere soddisfazione per un verdetto che sancisce la responsabilità e cristallizza una verità giuridica inoppugnabile. Non si può riparare l’irreparabile, ma l’accertamento dei fatti è l’unico atto di rispetto possibile verso la vittima.
Rosalba Pipitone
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