Un nuovo episodio di disservizio scuote la sanità trapanese, mettendo nuovamente in discussione l'efficienza gestionale dell'ospedale Sant’Antonio Abate di Erice. Al centro della vicenda si trova un uomo di 49 anni residente a Mazara del Vallo che, dopo essersi sottoposto a un delicato esame diagnostico lo scorso gennaio, ha scoperto che il proprio materiale biologico è svanito nel nulla prima di poter essere analizzato.
L'iter clinico era iniziato presso il reparto di otorinolaringoiatria per l'analisi di una neoformazione adenoidale. Nonostante la delicatezza dell'accertamento, il silenzio è durato oltre un mese, finché il medico responsabile ha dovuto comunicare l'incredibile notizia: il campione era introvabile e il prelievo andava ripetuto integralmente. La situazione è apparsa subito paradossale, considerando che i protocolli di conservazione e tracciamento dei reperti istologici dovrebbero garantire la massima sicurezza del percorso diagnostico.
Il paziente non ha accolto con rassegnazione l'invito a tornare in sala operatoria. Al contrario, ha preteso immediata chiarezza consultando la propria cartella clinica, dove tuttavia inizialmente non figurava alcuna traccia dell'accaduto. La conferma formale dello smarrimento è giunta solo in un secondo momento, costringendo l'Azienda Sanitaria Provinciale a intervenire con decisione. L'amministrazione ha infatti attivato un procedimento disciplinare per individuare le falle nella catena di custodia e accertare le responsabilità individuali o sistemiche che hanno portato a questo grave disguido.
L'episodio aggrava un clima già teso per l'Asp di Trapani, che nei mesi scorsi aveva dovuto affrontare numerose critiche legate ai tempi eccessivamente dilatati per la consegna dei referti. Questo nuovo incidente solleva interrogativi non solo sulla tempistica delle risposte, ma sulla sicurezza stessa dei processi interni, trasformando un normale accertamento medico in un calvario burocratico e sanitario per il cittadino coinvolto.