La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio le condanne per diffamazione precedentemente inflitte al sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, mettendo la parola fine a una complessa vicenda legale e stabilendo che "il fatto non costituisce reato".
Il caso giudiziario era scaturito dalla querela presentata dall'imprenditore Riccardo Agliano per via di alcune forti affermazioni pronunciate dal primo cittadino nel 2018. All'epoca, nel pieno delle polemiche sui parcheggi di San Giuliano — una vicenda poi archiviata dalla magistratura —, Tranchida aveva utilizzato il termine “fallito” nei confronti di Agliano.
Inizialmente la linea dei giudici aveva dato ragione all'imprenditore. Nel 2023 il Tribunale di Trapani aveva infatti considerato l'espressione un'offesa alla reputazione, condannando il sindaco al pagamento di una multa di 1.550 euro e a un risarcimento di 3 mila euro. Questo verdetto era stato poi confermato in secondo grado dalla Corte d'Appello di Palermo.
La svolta decisiva è arrivata con il ricorso presentato dagli avvocati difensori del sindaco, Giuseppe Rando e Debora Ciaramitaro. I legali sono riusciti a far valere le proprie tesi davanti agli ermellini della Cassazione, che hanno ribaltato l'esito dei primi due gradi di giudizio con una formula piena e definitiva.
Dopo la lettura della sentenza, Tranchida ha espresso la propria soddisfazione spiegando di non aver mai voluto attribuire ad Agliano un fallimento in senso formale o giuridico. Secondo il primo cittadino, l'intero procedimento era stato viziato fin dall'inizio da un errore interpretativo dei giudici di merito, i quali si erano concentrati sulla ricerca di passate sentenze fallimentari a carico dell'imprenditore. Un'impostazione che, a detta del sindaco, ha reso sordi i tribunali di Trapani e Palermo di fronte alle sue memorie difensive, ma che è stata infine scardinata dal pronunciamento della Suprema Corte.